Post War Glamour Girls


Intervista di Fabiana Giovanetti

Quando una intervista inizia con “Salve, nessun problema, mi piace parlare con le persone…lunga vita alla razza umana”, si riesce facilmente a determinare la piega che il resto della conversazione prenderà. Eppure, è proprio il caso di dirlo, se ti approcci ad intervistare James Anthony Smith, leader dei Post War Glamour Girls non puoi aspettarti altrimenti.


Tra i gruppi più chiaccherati della scena di Leeds, questo quartetto racchiude la malinconia della working class del Nord, ovviando lo slancio brit-pop alla Smiths per ricadere su un tocco più eclettico che oscilla tra post-punk, lo-fi garage e Nick Cave, citando tra le influenze più recenti i Wild Beasts e The Fall (“che sono una “band nuova” da circa trent’anni”, ribadisce James).

Leeds è diventata uno dei centri più interessanti della scena indipendente: “Tesso le lodi di Leeds fin troppo, siamo fortunati ad avere ottimi locali, promoters, etichette e band: ILikeTrains, Witch Hunt, Blacklisters, Sam Airey, Mahogany Hand Glider, Swimming Lessons, Heart-Ships e The Wind Up Birds sono solo alcuni nomi che mi vengono in mente.
Il nome della band viene poi dalla canzone omonima di John Cooper Clarke, conosciuto come il “poeta punk” dell’Inghilterra degli anni 70. Un Bob Dylan con molto meno seguito, e una poesia molto più Bukowskiana: “… una mia grandissima influenza – anche se musicalmente non lo ricordiamo affatto.

Oltre al mio interlocutore James Anthony Smith, cantante, chitarrista e portavoce della band, i Post War Glamour Girls si compongono rispettivamente di “Alice Scott Knox Gore, che suona il basso e canta. James Thorpe Jones, che è il migliore a cantare e suonare la chitarra, ma quello di cui si sente meno la voce. Infine abbiamo Ben Clyde, il batterista; anche lui canta, ed è pure più bello di me.

Il gruppo sta ora presentando il nuovo singolo Jazz Funerals uscito per la ILikeTrains (omonima etichetta della band) con cover realizzata come sempre da Will Jackson, amico della band. La canzone rimanda ai Jazz Funerals che si tengono a New Orleans: “Jim Henson ne ha avuto uno. Sono un modo per celebrare la vita, e così sconfiggere la morte.” La voce ricalca il tono baritonale e roco a là King Dude, stridendo gradevolmente con i cori di sottofondo degli membri del gruppo.

Come mai la scelta è ricaduta su un argomento come la morte? “È importante riconoscere l’importanza della morte e non averne paura. Accade ai migliori. La morte è una mia amica, e ci facciamo grosse risate assieme. Alle volte, mentre cammino per la strada, fa cadere un piano dal cielo, proprio nel punto i cui sostavo 10 secondi prima. Mi ha mancato, ed è come se le avessi abbassato i pantaloni in pubblico, e tutta la gente ride e punta il dito contro la morte. E lei ride con noi, ma poi la sento dire “la prossima volta James, ti prenderò prima o poi piccolo bastardo”, e io sussulto, perchè so che lo farà”.

Si, lo ammetto, questa un po’ me la sono andata a cercare.

La B side di Jazz Funerals è una cover di Johnny and Mary di Robert Palmer, re-interpretata tra delay di chitarra e un generale approccio lo-fi ravvisabile nei toni di basso: “È la canzone preferita del padre di James Thorpe-Jone. E un’ottima canzone pop, era troppo divertente per non farla. E noi siamo una band divertente.” Di nuovo, immancabile sarcasmo inglese a cui non credo mi abituerò mai.

Ma a proposito di divertimento, come impiegano i Post War Glamour Girls le loro giornate quando non sono sul palco? “Facciamo tutti dei lavori collegati con la musica: io sono un professore e DJ, Alice lavora in un negozio di musica come specialista in bassi, Ben è un turnista e James Thorpe Jones è il bodyguard di Justin Bieber.”

In procinto di partire per un tour europeo che toccherà tra le altre Parigi e Berlino, il gruppo ha un programma ricco per i prossimi mesi: “rilasciare un secondo singolo per l’estate chiamato “Light Bulb”, suonare ad un paio di festival, scrivere, registrare cose nuove e finalmente far uscire il disco verso ottobre.