Prequel, Sequel, Remake…ma le idee ci sono ancora?

Giusto giovedì è uscito il trailer di uno dei film più attesi di questo 2016, “Rogue One: a Star Wars Story”, spin-off di Star Wars, realizzato da Gareth Edwards (regista di “Godzilla”) e ambientato tra episodio IV e III. Ci sono pochi dubbi che l’hype creato sia non indifferente e le premesse ottime, ma la domanda che molti si pongono è: ma ha credibilità questo mondo di sequel, prequel, remake…?

Il discorso ovviamente non è semplice e la prima cosa che va evitata è quella di generalizzare. Prendere una posizione a priori ed universale nei confronti di questo cinema più “seriale” e di rielaborazione di prodotti del passato è profondamente sbagliato e poco obiettivo. Quando c’è una grande idea di cinema, sequel, remake o reboot non c’è problema: sempre di grandi film parliamo.

La storia del cinema è piena di grandi esempi, da “Il Padrino – Parte II” a “L’Impero Colpisce Ancora” (se parliamo di sequel) e per quanto riguarda i reboot/remake, come non citare “Scarface” e la trilogia di Christopher Nolan su Batman. In questi ultimi anni, però, stiamo assistendo ad un abuso di questi strumenti cinematografici, che ha prodotto buone cose e altre decisamente meno.

In senso negativo il settore che secondo me ne ha più subito è l’horror, non è un caso che i grandi franchise si siano persi per strada dopo i vari scempi di “Non Aprite quella Porta”, “Venerdì 13″ e “Halloween”. Questo probabilmente perchè si è perso il senso profondo dell’orrore, per preferire una modalità esclusivamente visiva di mostrare la paura, perdendo tutta la componente psicologica.

Chi, invece, ha creato un vero e proprio impero con questa modalità di fare cinema sono i cinecomics. Con risultati variabili, dal capolavoro (“Iron Man”, “The Dark Knight” per fare due esempi) allo scempio (“Iron Man 2″ e “The Green Lantern” per citarne due recenti), i Marvel Studios e (ora) la Warner per la DC hanno creato due universi in cui agiscono tutti i loro personaggi. Oltre alla gioia dei nerd di tutto il globo, quello che va sottolineato è lo strascico che questo modo di fare cinema ha creato: attori che corrono per fare pellicole del genere, incassi da capogiro e, soprattutto, film che metacinematograficamente parlando riflettono sui supereroi (“Birdman”, un film da Oscar per dire).

Ed è di oggi l’uscita del terzo trailer di “Suicide Squad”, che promette di essere molto interessante e originale, oltre che un film essenziale per le sorti dell’universo DC.

E noi italiani? Per fortuna ci sono segnali importanti di modernità e di coraggio produttivo. Oltre alla riscoperta del film di genere, che ben si presta alla logica seriale, uscite come “Lo Chiamavano Jeeg Robot” e la trilogia di “Smetto Quando Voglio” possono essere l’occasione per sfruttare le opportunità narrative che i sequel (per fare un esempio) riescono a fornire. Certo Mainetti non doveva farmi finire il film così, però un tale capolavoro merita un grandissimo sequel e non bisogna scandalizzarsi del contrario. Peccato che Garrone non abbia colto l’opportunità di creare un nuovo grande genere o saga italiana fantasy con il suo “Il Racconto dei Racconti”, ma va apprezzato il tentativo e il coraggio.

Insomma, credo che ci voglia molta più umiltà e meno pregiudizi quando ci si confronta con i franchise, sequel, prequel, etc, senza, però, dall’altra parte perdere lo spirito critico, perchè, se pensiamo alle saghe hollywoodiane, non si deve mai dimenticare che c’è un dio denaro dietro molti meccanismi, che a volte possono ostacolare grandi autori, Joss Whedon ne sa qualcosa…

Matteo Palmieri