Primo Amore e Altri Affanni

di Harold Brodkey
(Fandango 2011, 16,50 euro)

Avido di scambiare la sua sorte con quella di un altro, avendo la certezza assoluta di guadagnare in questo baratto”. Henry James sulla sua adolescenza

Zadie Smith dice giustamente che non esiste la “vita da scrittore”, e ha ragione, ma ci sono certi, solleva gli occhi al soffitto e fai mente locale, che crescendo certe cose succedono loro e queste certe cose sembrano di quelle che possono capitare solo agli scrittori.
Harold Brodkey, (1930-1996) è uno di questi, la sua triste biografia, e dolorosa, sembra destinarlo all’analisi della natura umana. Non sto a raccontare i particolari, ma sappi che se vuoi leggere la raccolta “Primo Amore e Altri affanni” dai un’occhiata alla sua vita e potrai vedere quanto c’è di autobiografico in ciò che scrive.
In un punto di Peré Goriot, Balzac dice che quello che i grandi moralisti chiamano “gli abissi del cuore” altro non sono che i repentini cambi di sentimenti, ecco Brodkey sceglie proprio questo argomento.
Situazioni semplici: i rapporti tra fratello e sorella, o quelli tra madre e figlio. I primi rapporti sentimentali.
Tolti certi eccitanti mash-up sensoriali (la gradazione di mattoni rossi che è la sua infanzia a St. Louis) la sua scrittura è coordinata su una pratica eleganza quasi classica, in cui Brodkey è teso a rendere da vicino le altalene emotive dei suoi personaggi con grazia e ironia. Lui non è di quei narratori che tendono a sviluppare storie arzigogolate e ricche di colpi di scena, al contrario, come fa Henry James, preferisce concentrarsi sulla natura umana e sui suoi movimenti interiori.
Non il perché ma il come dei cambiamenti. I suoi personaggi non servono per mettere in moto la trama, ma è la trama che serve a vedere il carattere e i sentimenti dei sui personaggi. Con uno stile personale che non ha eguali, nel panorama letterario degli anni cinquanta, epoca in cui questa raccolta è stata pubblicata, raccogliendo quei racconti apparsi sul New Yorker che a meno di trent’anni lo avevano reso un autore stimato da critica e pubblico.
Laura, cui seguiamo i capricci, la maternità, la vita coniugale, nei cinque racconti (quelli finali) che la vedono protagonista.
In “Stato Di Grazia” l’io narrante ormai adulto fa il bilancio dei suoi sentimenti di tredicenne, che ci viene mostrato negli stessi termini in cui si esprimeva Henrry James sulla sua adolescenza. Oppure il disfacimento di un rapporto di amicizia in “Una Lite”. L’inesperienza di una coppia di diciannovenni in “Educazione Sentimentale”.
Quando la sera vai a letto, è buio e inizi a pensare in shuffle, ti fai domande e progetti e ti chiedi il perché delle cose.
E tutte queste domande su noi stessi o sui nostri rapporti con gli altri cadono verso il basso come foglie da un albero. Il giorno dopo ce ne siamo già dimenticati, e quelle domande a cui non abbiamo avuto il coraggio di rispondere sono lì, sempre. Quelli come Brodkey hanno lo stomaco di andare a cercare nel marcio, per capire perché le cose vanno in un certo modo anziché un altro e perché noi persone normali non riusciamo andare oltre a semplici propositi che non sapremo mantenere o che fingeremo di dimenticare per comodo.
Bravi quelli della Fandango, che pubblicheranno tutti i suoi libri, dopo che “Storie in Modo Quasi Classico” era ingiustamente scomparso dal catalogo Mondadori, rischiando di far dimenticare ai lettori questo grande autore.

Gregorio Enrico