Report VASTO SIREN FEST 2015

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“Un festival a misura d’uomo” è uno dei commenti principe alla conclusione dei quattro giorni trascorsi a Vasto, senza le ansie da prestazione di dover correre da un palco all’altro pregando di non aver perso l’inizio di qualche concerto. Volendo, non c’era nemmeno bisogno di segnarsi cosa vedere e a che ora, perché bastava camminare e seguire il flusso della musica, che sembra banale scriverlo, ma è andata proprio così. Zero pensieri, solo concerti e relax. Pregi di non poco conto che si aggiungono a una location e una città ideali per un evento di questo tipo dedicato a chi ama unire le vacanze estive alla possibilità di ascoltare della buona musica con ospiti nazionali e internazionali. Quattro palchi situati nel centro storico della città che permettono di girovagare tra le stradine e mangiare del buon cibo.

Testo di Enrico Rossi

Foto Enrico Tallarini & Luca Vecchi

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Iosonouncane

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Una dimensione che anche gli stessi musicisti hanno vissuto con piacere e a contatto con il loro pubblico. Non è da tutti i giorni vedere un Mark Kozelek rilassato in spiaggia e disponibile a farsi fotografare, come i Verdena in tenuta vacanziera che scorrazzano ovunque, o James Blake attorniato dai fan che gli domandano foto insieme, e capire che è veramente molto alto. Anzi altissimo.

Al tramonto di venerdì 24 luglio, iosonouncane battezza il palco di Porta San Pietro dove si forma una folla che apprezza e canta i brani dell’ultimo disco DIE dove una bellissima versione di “stormi” non fa altro che sancire il clima vacanziero in cui ci siamo trovati.
Sun Kil Moon, nel cortile Palazzo D’Avalos, si presenta con il consueto carisma “dark” , sempre inafferrabile, fotograficamente parlando grazie anche a delle luci accecanti; salvo poi incontrarlo durante il soundcheck pomeridiano con Steve Shelley dei Sonic Youth e Neil Halstead degli Slowdive mentre si fumano una sigaretta con “birretta” alla mano. E il concerto sarà esattamente quello che ci si aspetta da Kozelek: un insieme di emozioni intense e crepuscolari, storie malate spezzate dalla sua voce increspata.

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Mark Kozelek e soci al tramonto.

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Steve Shelley fotografo improvvisato.

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Sun Kil Moon live

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Sun Kil Moon live

Anche i Verdena non mancano all’appello con il loro set sempre d’impatto ed energico, sciorinando classici ormai divenuti tali come “Loniterp”, “Scegli me”, “Un po’ esageri” e poi “Don Calisto”, “Muori Delay” inserendo anche il singolo che li fece conoscere all’Italia intera “Valvonauta”.
Jon Hopkins si fa attendere per un mancato volo aereo, forse anche meglio, spostando così la sua esibizione alle 2 di notte, con il mare alle sue spalle e il “nero” della notte; lui solo sul palco principale, movimenti sincopati dietro la consolle per un live che ha brillato per intensità, coinvolgente e serrato senza sbavature. Un vero scambio con il pubblico a più riprese.

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Verdena

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Jon Hopkins
Ma non ci sono stati solo concerti al Vasto Siren Fest, incontri e dibattiti si sono susseguiti prima dei concerti, come la presentazione del libro “La Distanza” di Alessandro Baronciani e Colapesce, quest’ultimo meritevole di un concerto intimo quanto appassionante con i brani tratta dall’ultimo disco  “Egomostro” e dal precedente “Un meraviglioso declino”.  Sabato 25 luglio, invece,  i giornalisti Damir Ivic ed Emiliano Colasanti hanno moderato il dibattito intitolato indie rock vs club culture prima di lasciare il palco a Scott Matthew che si è presentato come il solito “spilungone” vestito con calzettoni arancioni e la consueta gentilezza/timidezza che lo accompagna da sempre.
Quasi un’ora di concerto divisa tra cover e canzoni all’ukulele e chitarra acustica, soavi e dolci, compresa una versione di “Anarchy In the Uk” dei Sex Pistols completamente spogliata dalla sua irruenza punk, una sublime “No Surprises” dei Radiohead insieme a una rivisitazione piena di energia e cori canticchiati dal pubblico di “I wanna dance with somebody“.

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Scott Matthew

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Colapesce
Gli Is Tropical infiammano il pubblico con il loro indie-electro carico di sensualità, grazie anche alle movenze di Kirstie Fleck, che verrà raffreddato solo da una pioggia di birra ghiacciata durante gli ultimi pezzi.

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E alla fine arriva James Blake, per l’unica data italiana del ventiseienne inglese che nel 2011 ha ottenuto una nomination ai Mercury Prize con il suo album omonimo fino ad ottenere un premio col secondo Overgrown. Pubblico attento a ogni canzone del cantautore, sempre piegato su tastiere e synth per snocciolare quel misto di pop-soul intimo con manipolazioni elettroniche dai ritmi r&b. Una rivelazione anche dal vivo.

Un festival promosso a pieni voti, non rimane altro da fare che aspettare la prossima estate e tornare a Vasto.

Enrico Rossi

 

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Gazelle Twins

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The Pastels