Roberto Dell’Era – intervista
Ho fatto quattro chiacchiere con Roberto Dell’Era, bassista degli Afterhours dal 2006, che ha deciso, per il suo disco solista Colonna Sonora Originale (leggi QUI la recensione del disco), di metter via l’apostrofo del cognome e girare l’Italia in compagnia di Rodrigo D’Erasmo. Così, durante la data al Tribù di Nocera Inferiore, tra un bicchiere di vino e l’altro, abbiamo parlato del nuovo disco e dei sette album di Elvis che ha ricevuto in regalo, un Natale di qualche anno fa.
Intervista di Sara F.
Roberto Dell’Era, quando ha deciso di farsi questo delizioso regalo? Quand’è che un musicista che ha già qualcosa di così importante tra le mani, così come sono gli Afterhours, decide una via espressiva ancora più personale?
Ho sempre scritto. Ho sempre avuto qualcosa di mio per le mani, soprattutto negli anni “inglesi”. Tornato qui, ho avuto la gran fortuna di conoscere Manuel (Agnelli, Afterhours – ndr) proprio nei giorni in cui il vecchio bassista aveva abbandonato la band: una sorpresa incredibile scoprire in che gran progetto mi fossi cacciato visto che, durante i miei anni all’estero, non ero venuto a conoscenza della loro ascesa. Però non ho mai abbandonato le cose “mie” e appena ho potuto ho tirato fuori il disco.
Dove teneva queste canzoni? Sono state raccolte nel tempo o era tutto nella sua testa che aspettava il momento giusto per essere tirato fuori?
Beh, avevo qualcosa per le mani, come ti ho detto, ma non tutto. Alcune cose son state scritte appositamente per Colonna Sonora Originale, un disco che qualcuno trova molto inglese e i quali brani – o la mia scrittura in generale – son sembrati molto italiani in Inghilterra! L’arco di tempo in cui è stato realizzato è comunque di ampio respiro, le ultime cose son venute fuori qui, in Italia.
Ascoltando il disco, pare che ogni brano sia il tema di un personaggio, l’episodio, la scena di un film. Com’è nata l’idea della “colonna sonora”? Sono stati i brani a suggerirgliela o sono stati creati apposta per rientrare nel progetto ?
Effettivamente può sembrare che ci sia qualcosa di molto particolare dietro, ma non è così. Una mattina mi sono svegliato e mi sono detto “devo chiamare così il disco”, senza alcuna pretesa, senza credere d’aver fatto qualcosa di geniale. L’ho scritto in un periodo di tempo abbastanza lungo, il titolo non poteva essere troppo centrato su un particolare momento perché non lo è neppure questo lavoro. E poi amo comunque le colonne sonore. Evidentemente era nell’aria… pare aver funzionato!
E’ un lavoro per un verso eterogeneo, per l’altro organico. Mi spiego meglio: ogni pezzo ha suggestioni diverse che però sono tutte tracciabili nello spazio del disco. Qual è il brano che rappresenta maggiormente il suo lavoro, la sua verve?
Il brano che sta spingendo il disco, ovvero Il Motivo Di Sima. A dire il vero, non doveva essere il singolo. Abbiamo fatto qualcosa di molto folle: abbiamo pubblicato il disco in un momento in cui non si pubblicano dischi, abbiamo cominciato il tour quando quasi tutti stanno finendo, cioè dopo l’estate. Zero strategie,insomma. E l’intuizione pare funzionare, stiamo suonando, le cose stanno andando bene.
Colonna Sonora Originale è sospeso tra Italia ed Inghilterra, paesi in cui è stato registrato. Cosa ha preso dall’uno e cosa dall’altro? E poi, quale delle due lingue preferisce, quando si tratta di scrivere canzoni? Ha avuto la tentazione di scriverlo tutto in una sola lingua?
Beh certo. Passando tanto tempo lì, il modo di rapportarmi alla scrittura è diventato più anglosassone. Ho imparato il linguaggio del rock’n’roll, però non avevo la percezione di ciò che scrivevo, non potevo avere ritorni significativi: non sapevo quanto fosse realmente valido. Al ritorno, il disco volevo farlo ovviamente in inglese anche perché mi sentivo abbastanza insicuro del mio italiano cantato. Poi abbiamo deciso che forse, grazie allo straordinario momento che sta vivendo la musica italiana indipendente, era giusto lasciare qualcosa di più nostro.
Aleggia sicuramente un fascino retrò, nella track-list. Quali sono le suggestioni del passato che ha voluto accogliere, musicalmente parlando?
Le prime cose che ho ascoltato in vita mia o almeno quando ero abbastanza “cosciente”, assieme a mio fratello, sono stati dei dischi di Elvis. Sette dischi sotto l’albero, Natale di non so quanti anni fa. Mi sono stati regalati da una zia, chissà perché e per un sacco di tempo non abbiamo messo su altro. Quindi da lì, tantissime cose anni ’50 americane. Quindi tutte cose così, da Chuck Berry alla riscoperta dei film di Jerry Lewis. Anche, soprattutto, colonne sonore (ride).
La domanda sugli Afterhours è d’obbligo, anche perché in tour è accompagnato da Rodrigo. Qual è il prossimo step della band?
Gli After han pronto il nuovo disco! Mancano le voci. Il tour-documentario in America è andato benone, vedremo, vedremo.
Come ha voluto i live di questo disco? Come li ha curati?
Mi accompagna Rodrigo (D’Erasmo, Afterhours – ndr), persona con cui, oltre l’ovvio sodalizio artistico, c’è proprio una forma di telepatia musicale. Inoltre, quando ho pensato ai live ho dovuto considerare – in base alle occasioni e alla tipologia delle date – due tipi di performances, una più essenziale in cui ci siamo solo noi due ed una un po’ più strutturata con altri musicisti. Però ho subito intuito che il violino sarebbe stata la parte in grado di “riempire”, di far suonare meglio il disco in qualsiasi occasione.
Domanda più che legittima. Parliamo di cinema. Chi chiamerebbe a dirigere il suo film?
Me stesso, che domande!
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