Rogue One: A Star Wars Story

Il prossimo anno si celebreranno i 40 anni dall’uscita di “Star Wars”, uno dei film che più ha segnato la storia del cinema, ponendo fine (per molti) a quello che era definito il periodo della New Hollywood e imprimendo all’industria cinematografica un cambiamento epocale. Quando, invece, il 30 ottobre 2012 la Walt Disney ha comprato la Lucasfilm e i diritti di Star Wars il mondo dei fan ha tremato, temendo la deriva commerciale della saga. Se Episodio VII ha smentito tutto ciò, “Rogue One: A Star Wars Story” ci ha detto che la Disney è la compagnia numero uno al mondo nel produrre film.

“Rogue One” si inserisce cronologicamente tra episodio III e IV, raccontandoci la storia di un gruppo di ribelli, guidato da Jyn Erso (Felicity Jones), che ha il compito di rubare i piani per la distruzione di una pericolosissima arma in mano all’Impero: la Morte Nera.

Il progetto di Gareth Edwards, Chris Weitz e Tony Gilroy è sicuramente il più coraggioso di tutta la saga di Star Wars: un film molto cupo, dark e molto politico. La sceneggiatura zoppiccante dei primi minuti, che sono troppo sfilacciati e disuniti, è un continuo crescendo, che culmina con uno dei terzi atti più belli degli ultimi anni (se parliamo di blockbuster).

Non si abbandona la natura “familiare” della saga di Lucas, tema su cui egli stesso ha sempre fondato tutta la sua opera, perchè il legame che muove tutta la vicenda è quello tra una figlia, Jyn, e suo padre Galen (Mads Mikkelsen), colui che ha progettato la Morte Nera. Da questo nucleo familiare, però, si sviluppa una storia di ribellione, in cui si spiega cosa sia quel movimento un po’ “patinato” dei film di Lucas.

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Non è un mondo fatto di buoni senza macchia quello scritto dalle penne di Weitz e Gilroy, e lo capiamo già dalle primissime scene, che sono di fortissimo impatto. In questa ottica cresce l’idea che l’unico modo per sconfiggere una minaccia così grande e potente sia quello di unirsi, ma è un processo che non può avvenire così dall’oggi al domani, va costruito e incentivato: questa è politica. Non va tralasciato anche il fatto che tutto sia mosso da una donna, che in un mondo mosso dal maschilismo non è poco: questo cinema che ci propone queste donne forti è veramente molto interessante.

Ma il grandissimo merito di “Rogue One” è quello di essere un film che va dritto al cuore dei fan a cui è rivolto. La pellicola è piena di richiami ai film del passato, che ci racconta e fa vedere tante cose che sono state il sogno per generazioni di spettatori, senza mai mancare di rispetto all’epica lucasiana, anzi non fa altro che celebrarla e farci capire ancora di più la sua grandezza.

…il grandissimo merito di “Rogue One” è quello di essere un film che va dritto al cuore dei fan…

Ma la domanda che tutti si stanno facendo fin dal trailer è una sola: i personaggi classici della serie? E Darth Vader? Il Tarkin del compianto Peter Cushing, completamente ricreato in CGI ci dà l’ennesima dimostrazione di quello che siamo in grado di fare oggi e che apre scenari incredibili per il cinema. Altri personaggi appariranno ed emozioneranno, per Vader…non dico niente.

“Rogue One: A Star Wars Story” è di spanne il miglior blockbuster dell’anno e il progetto legato all’universo di Star Wars più audace dai tempi di “The Empire Strikes Back”. Non ci saranno i Jedi, ma questo film trasuda Forza da tutti i pori ed è una visione obbligatoria per tutti i fan della saga di Lucas, ma anche un modo per avvicinarsi ed entusiasmarsi anche per i neofiti.

Matteo Palmieri