Room

La sorpresa di questa prima parte dell’anno, questo è “Room” per me. Un autentico esempio di come si possa fare grandissimo cinema partendo da una semplice idea e struttura (quattro mura e due persone dentro), caricando il fatto di forti emozioni senza mai essere ovvio e scontato, in particolare nella seconda parte, che ho trovato di livello altissimo.

La vicenda narrata dalla penna di Emma Donoghue, che adatta un suo stesso romanzo, ci racconta la storia del piccolo Jack, un bambino che ha appena compiuto 5 anni, vissuti completamente all’interno di una singola stanza in compagnia della sola mamma, Joy (Brie Larson). Tra violenze e privazioni Jack e Joy potrebbero tentare di scappare, ma ci riusciranno davvero?

Lenny Abrahmson realizza un’opera dalla grande sapienza registica, calcolando i momenti più emotivi a quelli più riflessivi per creare una struttura dalla potenza narrativa ed evocativa dall’impatto fortissimi. Ciò è reso possibile in particolare dalle interpretazioni fantastiche dei due protagonisti.

Anche se Brie Larson ha vinto l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista (con pieno merito e distacco), con un’interpretazione ben poco banale e molto ricca, non c’è dubbio che altrettanto protagonista sia stato il meraviglioso Jacob Tremblay, che ci regala momenti veramente commoventi ed intensi. Speriamo non faccia la fine di alcuni suoi illustri predecessori (vedi Haley Joel Osment de “Il Sesto Senso”).

“Room” è un’opera eccezionale nel creare mondi. Nella prima parte viviamo tra quattro pareti e la claustrofobia è evidente, ma anche dopo il tentativo di fuga la situazione non sembra cambiare, ed è qui che il film decolla in maniera vertiginosa. Nella seconda metà, infatti, la riflessione e l’emotività della pellicola sono molto più profonde ed articolate, invitando lo stesso spettatore a riflettere: ma si può uscire davvero da quella stanza?

Lenny Abrahmson realizza un’opera dalla grande sapienza registica.

Le atmosfere di questa pellicola mi hanno ricordato molto “Beasts of the Southern Wild”, uno dei film indipendenti americani più belli degli ultimi anni. Un adulto, un bambino e una storia molto forte e profonda: questo è il cinema che vorremmo sempre vedere sugli schermi.

Matteo Palmieri