Scegliere di non scegliere. Il dEli in breve – Intervista

 

Dopo lavori ed esperienze musicali diversi, per i suoi quarant’anni il dEli si è concesso Lo stupido che canta, il suo primo album solista. Un disco volutamente variegato, in cui ha assecondato il suo spirito artistico e le virate creative. Senza il timore di essere giudicato. Senza prendersi troppo sul serio.
In breve, ci ha spiegato come è andata.

il dEli

 

Intervista di Davide Armento

Nel circuito musicale da anni, diversi progetti alle spalle, poi il passaggio ad un progetto solista. Ma chi è Il dEli? Qual è la tua storia?
Ciao a tutti. Il dEli è Roberto Deliperi, nato a Gattinara (Vercelli) nel ’76 e a Londra da 10 anni. La sua storia l’hai riassunta tu nella prima parte della domanda. Ho fatto un po’ di tutto, inclusi lavori più tradizionali, poi progetti originali e cover. Infine, nel 2014 ho deciso di regalarmi un disco. Due anni di lavoro, e per i miei 40 anni, taaaac,
è arrivato.

A me la musica piace quasi tutta, perciò reputo normale dare vita ad un brano che richiami una cosa e ad un altro che vada in direzione opposta


Lo stupido che canta
è un album dal sound curato e molto variegato: psichedelia, pop, cenni di funk, cantautorato anni ’70. Sembra più il tentativo di voler confezionare la testimonianza di bei momenti vissuti in sala studio che la volontà di cercare un approccio con un possibile pubblico.
Qual è il messaggio che hai cercato di trasmettere e quali intenti ci sono alla base del disco?
Parto dall’ultima cosa. Di intenti non ce ne sono stati se non, come ho detto prima, di regalarmi un album per i miei 40 anni. Quando ti compri un regalo, prendi qualcosa che ti piace, quindi io ho fatto un album che mi piace (e molto), di musica che mi piace. Se poi è la stessa sensazione che prova qualcun altro, tanto meglio. È un disco molto variegato, direi spiazzante per l’ascoltatore, ma a me la musica piace quasi tutta, perciò reputo normale dare vita ad un brano che richiami una cosa e ad un altro che vada in direzione opposta.

Prima l’Italia, poi l’Inghilterra. Credi che Londra abbia avuto un’influenza nel farti considerare la musica da una prospettiva diversa o nel tuo percorso artistico?
Sicuramente! Da quando vivo qua ascolto molta più musica e ho conosciuto numerose realtà che in Italia non sono molto popolari. Ovviamente tutto questo meltin pot, assieme al bagaglio che mi sono portato dietro, ha influenzato le direzioni che i brani hanno preso.

A proposito di influenze musicali: tre artisti senza i quali Il dEli non sarebbe mai nato artisticamente.
Pearl Jam, Casino Royale e Beatles.