Scott Martin: vivere di cinema a Los Angeles




English version of this interview available at bottom of the page, right after the Italian one.


Testo e intervista di Enrico Rossi
Traduzione Lorena Palladini

Los Angeles e gli Studios sono da sempre la mecca per eccellenza del cinema statunitense dove storie e idee non solo nascono, ma prendono forma diventando una realtà. Sceneggiature di ogni tipo e con ogni genere di budget, continuano a essere eiaculate nonostante la crisi, perché chi si ferma è perduto. E’ un ambiente che crede nelle proprie potenzialità, nei giovani imprenditori e nelle persone che sono guidate dalla propria passione. Potrebbe essere la controparte “mainstream” (non sempre, s’intende) della nostra Cinecittà, ma non è questo il momento di aprire un dibattito sulle abissali differenze con il nostro stivale, perché abbiamo tutto (o avevamo tutto): grandi registi, monumenti e storia, idee e la pizza. Ci sono le potenzialità, ma non le sappiamo sfruttare a dovere.

Abbiamo intervistato Scott Martin, un giovane tuttofare con la passione del cinema che ha impacchettato i suoi sogni in Texas ed è salito su una macchina in direzione città degli Angeli e, dopo vari lavori come cameriere e barman, ora si destreggia egregiamente tra l’attività di attore, regista, sceneggiatore e soprattutto imprenditore (anche di se stesso) con la sua Archstone Distribution and Archstone Pictures. Intraprendenza americana a tutto tondo. Chapeau.

http://archstonedistribution.com/


In cosa consiste il tuo lavoro all’interno di Archstone Distribution and Archstone Pictures?
Faccio cose molto varie per A. Distribution e A. Pictures. Ho due soci, Brady Bowen che si occupa di Distribution e gestisce le attività di quella divisione ogni giorno e Michael Slifkin che si concentra su Pictures. In un certo senso io sono trasversale alle due cose. Per Distribution mi impegno con Brady per delineare la strategia generale, aiuto nella campagna pubblicitaria, nella grafica e nella pubblicità, pianifico i viaggi dei nostri addetti, progetto e gestisco gli stand per le esposizioni e la mia funzione principale è avere la responsabilità finanziaria. Questo significa che firmo tutti gli assegni e la pianificazione del bilancio. Che ovviamente modifico durante l’anno! Per la Pictures sono più creativo. Michael si occupa più nello specifico di intavolare il lavoro di base con gli investitori e gli accordi di produzione e io pianifico il budget. Essendo io stesso uno scrittore, aiuto nella redazione delle sceneggiature e gli altri scrittori. Sono anche regista e attore e faccio entrambe le cose secondo il progetto. Girare i film è ciò che mi appassiona di più.

Come si svolge una tua giornata tipo? Non so leggi copioni? Scrivi sceneggiature? Parli con i finanziatori?
Trascorro la maggior parte del tempo nel nostro ufficio presso gli LA Center Studios. È difficile dire dove sono la maggior parte del tempo, dipende davvero dal giorno. A volte Distribution richiede più tempo, specialmente durante le esposizioni. Altre volte è Production. Quando siamo in fase pre-produzione questa richiede molto tempo, tra modifiche della sceneggiatura, casting, individuazione delle location, reclutamento staff e preparazione delle attrezzature. Ci piace avvalerci degli stessi collaboratori, aiuta la squadra. E anche per il cast, ho un gruppo di attori che sono anche amici con cui mi piace lavorare. Una volta iniziata la produzione, tutta la mia attenzione è concentrata su quel film. Per questo motivo devo pianificare adeguatamente e in anticipo le attività di Distribution.

Leggo poche sceneggiature, ma ne riceviamo davvero tante. Mi avvalgo della collaborazione di lettori che ne leggono alcune e fanno una cernita tra buone e cattive. Se ci sono scritti di qualcuno che conosco, faccio in modo di leggerli. Oppure se si tratta di un’idea che mi entusiasma cerco di leggere quella sceneggiatura.
È divertente, provo a iniziare la mia giornata con una lista di cose da fare, ma non so come la lista sembra allungarsi alla fine della giornata. Dovresti vedere il mio ufficio, ci sono lavagne bianche dappertutto con cose da fare, film, calendari, promemoria, database. È pazzesco lì dentro.

Quando e perché hai deciso di fondare la Archstone Distribution and Archstone Pictures?
Michael Slifkin ed io abbiamo iniziato prima con Archstone Pictures. Ho vissuto a Los Angeles per circa nove o dieci anni e durante questo tempo, tentando di avviare produzioni e piccolo progetti, mi sono reso conto dell’importanza della distribuzione. Mi sembrava fosse la chiave di tutto. Anche se l’obiettivo con Archstone Pictures era fare film, sapevo che avevamo bisogno della distribuzione. Così mettemmo temporaneamente in standby la produzione di film, formato una società con Brady che conoscevo da qualche anno e fondato così la Archstone Distribution. Ci concentrammo sul curare la distribuzione per alcuni anni prima di tornare alla produzione. Ora siamo in condizione di controllare il nostro futuro e proteggere i nostri finanziatori. È bello trovarsi dove siamo ora.

Prima di questa esperienza lavorativa cosa facevi?
Prima di tutto ho lavorato come cameriere e barman. L’ho fatto a LA per molti anni. È stato un percorso molto lungo e molto difficile. Non avevo nessun parente nel settore o amici di parenti. Voglio dire, non conoscevo nessuno. Ho dovuto cercare la mia strada. Ed è un inferno farsi strada così. Un amico mi diede il nominativo di qualcuno che conosceva a LA, Sergio Enrique. Mi sono trasferito a LA e incontrai Sergio e il suo coinquilino Jimmy Herald. Venne fuori che si erano appena trasferiti a LA poco prima di me ed erano senza soldi e senza sapere bene cosa fare, esattamente come me. Ad ogni modo, direi che siamo diventati grandi amici e lo siamo tuttora. Jimmy parteciperà al mio matrimonio. Sergio fa ancora l’attore e Jimmy ha un gruppo chiamato Hillbilly Herald. Nonostante tutti quegli anni “difficili”, ho continuato a spingere. Non vedevo nessuno per settimane e mesi per poter scrivere. Frequentavo corsi di recitazione e provavo a produrre film. Ho lavorato con diverse case di produzione e pensavo di essere sulla strada giusta con Workshop Pictures quando abbiamo prodotto “The Rig”. Quella si è dimostrata una validissima lezione per me, sia buona che cattiva. Ho imparato alcune cose in modo brusco.

Nelle diverse case di produzione e nei film in produzione non ero mai veramente responsabile di qualcosa. Così decisi di prendere la mia strada e fondare la Archstone con Michael Slifkin che si trovava in Texas in quel periodo. Lavoravo ancora come barman in un ristorante a Sherman Oaks chiamato The Hamburger Hamlet (sì, fanno hamburger squisiti!), anche dopo aver ricevuto la prima somma di denaro da uno sponsor. Mi preoccupava il fatto di dover lasciare il ristorante perché era un’entrata fissa e sicura, anche se piccola. Il mio insegnante di recitazione, Dennis LaValle, mi disse che se volevo veramente provarci, avrei dovuto fare il salto: lasciare il ristorante e tentare il tutto per tutto con Archstone. Così feci. È stato uno dei migliori consigli che abbia mai ricevuto. Il mio ultimo giorno di lavoro, dopo aver sbrigato tutto e staccato definitivamente, mi sono tolto i vestiti da lavoro, li ho piegati accuratamente e messi dietro al bancone, poi sono salito sul bancone in mutande, t-shirt e stivali da cowboy e mi sono fatto fare una foto. Poi sono uscito e non mi sono mai guardato indietro.

Dove si trova la vostra sede? E in quanti ci lavorate?
I nostri uffici si trovano presso i LA Center Studios, a Los Angeles downtown. È uno studio molto trafficato, molte serie tv e film sono girati qui. Quasi tutti gli shows e i film di punta delle maggiori case di produzione sono girati qui prima o poi. “Mad Men” è girato qui così come molti programmi di Disney TV. Il nuovo programma Disney “Girl Meets World” è sul nostro stesso piano. C’è una grande energia in questo studio.

Sul set

E come distribuzione di quanti titoli parliamo? Ho letto che tra i vostri film c’è anche Machete, prodotto da Tarantino o The Rum diary, vero?
Abbiamo circa 70 titoli nella nostra raccolta e scegliamo tra i 15 e i 20 nuovi film ogni anno. Abbiamo “Machete” e “The Rum Diary” per alcune aree selezionate, non li distribuiamo in tutto il mondo.

Il settore cinematografico in America, ha risentito della crisi economica?
Assolutamente. Ma soprattutto, è stata colpita dal declino del mercato dei DVD e dall’aumento della pirateria. Mi sono scontrato con un mio caro amico non molto tempo fa a una festa perché scaricava film illegalmente. Mi ha detto che avrei dovuto essere felice che la gente guardasse i miei film. Io amo il mio lavoro e so di essere fortunato di poter guadagnarmi da vivere con quello che faccio, ma resta comunque ciò con cui mi pago da vivere. Come si sentirebbe se andasse al lavoro e invece dell’assegno per lo stipendio il suo capo gli dicesse che dovrebbe essere felice di avere un posto dove andare e parlare con le persone? So che la gente scarica illegalmente tutto il tempo, ma non può ricordarmelo continuamente e aspettarsi che io risolva il problema.

Storicamente l’industria cinematografica va bene nelle economie in crisi. Ad ogni modo con il colpo della crisi del mercato dei DVD è dura. Alla fine VOD (video on demand) risolleverà in qualche modo il settore, ma dobbiamo ancora arrivarci. Per quanto riguarda la produzione è molto più difficile trovare finanziamenti per un film. In generale, investire nei film è considerato rischioso e in questo momento la gente vuole fare investimenti sicuri, anche se questo significa avere interessi più bassi. Io e Michael ci siamo chiesti a lungo come abbassare il rischio per i finanziatori. Abbiamo trovato una strategia funzionale per noi e per chi ci finanzia. Di certo il fatto di avere una casa di distribuzione aiuta.

Ami ancora andare al cinema o anche tu sei stato preso dalle serie tv e dall’uso spasmodico del computer?
Adoro andare al cinema, decisamente. È la ragione per cui ho iniziato a desiderare di voler fare film e il motivo per cui continuo a farli. Non c’è niente come l’esperienza di andare al cinema a vedere un bel film.
Credo ci siano molte più persone che restano in casa a guardare la tv perché i programmi sono diventati molto belli. Siamo nell’età d’oro della tv. La stiamo vivendo ora. Non ci sono mai stati programmi come quelli che vediamo oggi e tutti nello stesso momento. Io e la mia fidanzata dobbiamo essere più selettivi riguardo alle serie che guardiamo perché ora ce ne sono talmente tante fatte bene. Questo si riallaccia al discorso della crisi economica e della crisi del mercato dei DVD. Molto talento si dirige verso la TV.

Ricordi qual è stato il primo film che ti ha fatto innamorare del cinema e di questa professione?
“Guerre Stellari – l’impero colpisce ancora”: ero un ragazzino pieno di ammirazione. Lo sono ancora. Un altro, alcuni anni dopo, fu “Top Gun”. Volevo essere Tom Cruise.
Dopo l’università, quando vivevo a Austin, Texas, ho visto “The Matrix”. Non avevo idea di cosa trattasse, vidi solo l’anteprima di Keanu Reeves che si piegava all’indietro in slow motion sfuggendo ai proiettili. Dovevo vedere di cosa trattava. Fui molto colpito. La storia, gli effetti, mi ricordo di questa sensazione nitidamente.

Ho letto che ti sei laureato in Texas in Economics, quando e perché hai deciso di trasferirti a LA e cambiare vita?
Mentre ero all’università, ero al primo anno credo, ho frequentato un corso intitolato “Indagine sui film”. Guardavamo film e ne parlavamo. Uno di quelli che vedemmo fu “Gli Spietati”. Adoro i film western e “Gli Spietati” è uno dei miei preferiti di sempre. Mentre lo guardavamo e ne parlavamo, ho pensato che avrei potuto scrivere la sceneggiatura di un film. Ho grandi storie nella mia testa. Così andai da Barnes and Noble. Mi sono seduto e ho letto libri su come scrivere sceneggiature. Non avevo soldi quindi non potevo comprare i libri. Sono andato a casa e ho iniziato a scrivere. Ho usato Word quindi ci ho messo una vita per formattare il tutto correttamente. La sceneggiatura era ovviamente un western e mentre scrivevo è successo qualcosa che non mi era mai accaduto prima. I personaggi hanno preso vita. L’ambientazione ha preso vita. A un certo punto ho veramente pensato che questi personaggi esistessero davvero. E così fu, c’ero dentro.

Dopo l’università ho detto ai miei genitori, con loro grande dispiacere, che non avrei cercato nessun impiego stabile e avrei proseguito con la produzione di film. Ho trascorso un anno ad Austin tentando di far andare le cose. Non andarono bene e mi resi conto che se volevo davvero provare e riuscire dovevo trasferirmi a Los Angeles. Non conoscevo nessuno a LA, ma ho preso armi e bagagli e ho preso il volo. I miei genitori si arrabbiarono molto, ma era ciò che volevo fare e nessuno mi avrebbe potuto fermare. Con qualche centinaia di dollari a mio nome e un Ford Explorer pieno di cose della mia vita, ho preso la I-10 fuori da Houston in direzione Ovest.

Hai diretto, scritto e preso parte come attore al film “Battle Force”, che ha a che fare con la Sicilia…come mai? Ce ne vuoi parlare di com’ è nata questa idea?
Questa è interessante. Avevamo già realizzato alcune piccole vendite basandoci sull’idea di un film sulla seconda guerra mondiale. Mi fu detto di scrivere e dirigere un film sulla seconda guerra mondiale che fosse ambientato nell’Europa occidentale. Dovevano esserci un piccolo gruppo di soldati alleati in missione, un traditore e molte scene di guerra. Poi mi dissero “Hai 35.000 dollari per girarlo, 50.000 per la postproduzione e dev’essere girato, montato e finalizzato in tre mesi.” Così mi sono messo al lavoro. Sapevo di non avere le risorse per fare cose come “Salvate il Soldato Ryan”, così il mio obiettivo fu creare personaggi divertenti e coinvolgenti. Se avessi provato a fare un film di guerra puramente drammatico non ce l’avrei mai fatta con quel budget. Ovviamente fui influenzato dai vecchi film di guerra degli anni sessanta e settanta, ma più di questi furono i film western di quel periodo, Spaghetti Western inclusi ad influenzarmi. Nella mia testa stavo realizzando un western a budget ridotto ambientato durante la seconda guerra mondiale. Con anche il tipico scontro finale, ma in questo caso la scena si svolge in un fiume con i coltelli.

Per renderlo coinvolgente, volevo che i personaggi fossero straordinari. Tieni presente che avevo solo dieci giorni per girare il film di guerra. Così lavorammo a ritmo veloce. Con quei parametri, ho fatto un sacco di ricerca e ho creato una storia con personaggi fuori dagli schemi, disertori inviati per una missione suicida contro un uomo cattivo impossibile da uccidere. Non posso certo dire che nessuna esperienza sul set non sarà mai come questa. Ho preso la maggior parte degli attori dal mio corso di recitazione ed era tutta gente con cui avevo lavorato per anni. Ogni singola persona nel film era ed è ancora un amico. L’uomo che andammo a salvare, il Capitano Lewis, era il mio insegnante, Dennis LaValle. Lo stesso Dennis LaValle che mi diede il consiglio di lasciare il lavoro al ristorante. Non c’è niente come lavorare con amici che hanno talento. Alcuni giorni ci fu davvero caldissimo ma ho amato ogni minuto di quell’esperienza.
Ho scelto la Sicilia perché la California del Sud assomiglia alla Sicilia. Non c’erano i soldi per andare da qualche parte. Sto pensando di fare un’altra “Battle Force” ambientata nell’Italia settentrionale. Questa volta voglio andare in Italia e girare lì. Ho uno schema pronto e anche un’idea generale della zona in Italia dove li voglio girare.

Ti piace l’Italia quindi?
Non sono mai stato in Italia, ma ho alcuni parenti in Sicilia. Vivono in un paesino chiamato Bisacquino. I miei genitori sono andati a trovarli varie volte e loro sono venuti qui a trovarci. Mi piacerebbe andare a trovarli a Bisacquino, ho sentito dire che è bello. I miei bisnonni sono arrivati negli USA dall’Italia. Quelli dalla parte di mio nonno dal Nord Italia e quelli dalla parte della nonna dalla Sicilia. Il mio bisnonno era originario di Pesaro e la mia bisnonna di Fano. Credo di aver capito che il mio bisnonno abbia eretto un monumento a Pesaro in memoria dei soldati della città che hanno combattuto durante la seconda guerra mondiale. Un giorno mi piacerebbe visitare Pesaro e vederlo. Forse un giorno, partendo da Cannes, riuscirò a organizzare il viaggio.
La cosa divertente è che la maggior parte dei nomi italiani in “Battle Force” sono nomi legati alla famiglia. Ragusa è un nome di famiglia, Antonino, Rosalia e Giuseppe sono i nomi dei miei cugini in Sicilia.

Quali sono le maggiori difficoltà nel portare sullo schermo un’idea dopo che l’hai scritta?
Trovare i finanziamenti!

C’è un film che avresti voluto dirigere tu?
Sì, s’intitola “Ring of Fire”. È una storia sulla salvezza. Conto ancora di poterlo fare un giorno.

E ora a cosa stai lavorando? Ho letto di Slay Ride? Ce ne vuoi parlare? Del cast, la storia, quando uscirà…
“Slay Ride” sarà un film divertente. Abbiamo iniziato a girare in dicembre. È un mix di generi, film di natale, commedia, azione, horror. Si svolge in una piccola città durante la vigilia di natale. La storia parte da una partita fallata di “Egg Nog” (bevanda speziata tipica natalizia a base di latte, uova, liquore, NdT) trasforma le persone in zombie.
Il governo si rifiuta di aiutare i pochi sopravvissuti e solo un uomo viene in soccorso: Babbo Natale! Babbo Natale si unisce ai sopravvissuti per aiutare a combattere gli zombie a uscire dalla città. Stiamo lavorando alla post produzione di un film che s’intitola “P-51 Dragon Fighter” che dovrebbe uscire il prossimo anno. Tratta di caccia P-51 Mustang contro i nazisti nell’Africa Settentrionale. Stiamo sviluppando altri progetti che prevediamo di poter girare il prossimo anno.

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ENGLISH

What is your activity at Archstone Distribution and Archstone Pictures about?
I actually do completely different things for Distribution and Pictures. I have two partners, Brady Bowen who focuses on Distribution and runs the day to day there, and Michael Slifkin who focuses on Pictures. I sort of float in between. For Distribution I am heavily involved with Brady in the overall strategy, I help with the advertising campaigns like artwork and ads, I plan all the travel for our employees, design and set up the booths for markets, and my main function is I’m responsible for all things financial. That means I sign the checks and plan the financial year. Which of course I change as the year goes on!

For Pictures, I’m much more on the creative side. Michael does a lot of the leg work with investors and production deals and I do budgets. Being a writer myself, I help with screenplays and other writers. I’m also director and an actor and will do either depending on the project. Filmmaking is definitely where my passion lies.

How would you describe a day in your life?
Do you read screenplays? Do you write screenplays? Do you talk to funders?
I spend most days at our office at LA Center Studios. Its hard to say where I spend most of my time, it really depends on the day. Some days Distribution requires more of my time, especially around markets. Others Its Production. When we’re in pre-production on something, that takes up a lot of time, between script changes, casting, location scouting, hiring crew and finding equipment. We like to use a lot of the same people so that helps on crew. And even cast, I have a really good group of actors who are also friends I like to work with. Once production starts on something, all of my focus is on that film. Because of that, I have to plan accordingly with Distribution and plan ahead.

I read quite a few scripts, but we get sent A LOT of them. I have readers do coverage and sift through the good and bad ones. If its someone I know I will definitely read it. Or a really good concept I’m excited about, I’ll make sure I read that as well.

Its funny, I try and start my day with a list of things to do, but somehow the list seems to get longer by the end of the day. You should see my office, I have whiteboards all over the place with things to do, films, calendars, reminders, market lists. Its crazy in there.

When and why did you decide to create Archstone Distribution and Archstone Pictures?
Michael Slifkin and I started Archstone Pictures first. I had been in Los Angeles for about nine or ten years and in that time, trying to get productions going and doing small projects, I realized the importance of distribution. It seemed to be the key to me. Even though our goal with Archstone Pictures was to make films, I knew we needed distribution. So we put the filmmaking on hold, partnered with Brady whom I’d known for a few years, and started Archstone Distribution. We focused on building up the distribution side for several years before moving back into production. We now are in a place we can control our own destiny and protect our investors. It’s a nice place to be.

What were you doing before this activity?
First and foremost, I was waiting tables and bartending. I did that in LA for many years. It was a very long road. Difficult road. I didn’t have any family in the industry or friends of family. I mean, I knew no one. I had to cut my own path. And it is a hell of a path to cut. A friend gave me a name of someone he knew in LA, Sergio Enrique. I moved to LA and met Sergio and his roommate Jimmy Herald. As it turns out, they had just moved to LA before me and were just as broke and clueless as I was. However, I will say, we became great friends and are still friends to this day. Jimmy is going to be in my wedding. Sergio is still an actor and Jimmy has a band called Hillbilly Herald.

Through all those lean years, I kept pushing. I would take weeks and months off from seeing any friends just to write. I took acting classes and tried to get movies off the ground. I joined different production companies and thought we were on to something with Workshop Pictures when we made The Rig. That turned out to be a very good lesson for me, both good and bad. I learned some things the hard way.

Through all the different companies and would be films I was never actually in charge. So I decided to go my own direction and start Archstone with Michael Slifkin who was in Texas at the time. I was still bartending at a restaurant in Sherman Oaks called The Hamburger Hamlet (yes, they make very good hamburgers), even after we got our initial seed money from an investor. I was really nervous to leave the restaurant because it was steady, even if small, income. My acting coach, Dennis LaValle, told me if I ever want to truly make it, I have to take the leap. Quit the restaurant and go all out with Archstone. So I did. It was some of the best advice I was ever given. My last day at work, after I did all my work and clocked out, I striped down out of my work clothes, folded them up nicely behind the bar, and stood up on the bar in my underwear, a t-shirt and cowboy boots and took a shot. I then walked out and never looked back.

Where is the activity based? How many of you are working there?
Our office is at LA Center Studios in downtown Los Angeles. It’s a very busy studio, a lot of TV shows and movies are shot here. Pretty much every major hour long network shows have shot here at one time or another. Mad Men is based here along with a bunch of Disney TV shows. The new Disney show Girl Meets World is on our floor. This studio has great energy.

How many movies do you distribute? I read that there are also Machete and The Rum Diary among the ones you distributed.
We have about 70 titles in our library and pick up between 15 and 20 new films a year. We have Machete and The Rum Diary for a few select territories, we don’t distribute those all over the world.

On set Battle Force

Has the movie industry been affected by the economic crisis?
Absolutely. More importantly, its been affected by the decline in the DVD market and rise in piracy. I got on a close friend of mine not long ago at a party because he was downloading movies illegally. He told me I should just be happy people are watching my movies. I love what I do, and I know I’m fortunate to make a living doing it, but its still how I pay my living. How would he like it if he went into work and instead of a paycheck, his boss told him that he should just be happy to have a place to go and hang out and talk to people. I know people download illegally all the time, but don’t rub my nose in it and not expect a response.

Historically, the movie industry does well in down economies. However, with the added hit of the declining DVD market its been tough. Eventually VOD will make up for it to some degree, but we’re not there yet.

On the production side, it’s much harder to raise money for a film. In general, film investment is considered risky and right now people want their money somewhere safe, even if it means low interest. Michael and I have spent a lot of time figuring our ways to lower the risk to investors. We’ve come up with a strategy that is serving us and our investors well. Of course, it helps to have a distribution company.

Do you still love going at the movies or have you been struck by the series-fashion or by the overusing of computers?
I absolutely love going to movies. Its why I wanted to make movies to begin with and why I still make them. There is nothing like the experience of going to a theater to see a good movie.

I think a lot more people are staying home to watch TV because the shows have become so good. We are in the golden age of television. We’re living it right now. Never before have there been shows like what we are seeing today and all at the same time. My fiancé and I are having to be much more picky about the shows we watch because there are just so many good ones. This goes back to the current economic crisis and declining DVD market. A lot of talent is going to TV.

Do you remember which was the first movie that made you falling in love with this job?
The Empire Strikes Back. I was a little kid in awe. Still am. Another, several years later, was Top Gun. I wanted to be Tom Cruise.

After college when I lived in Austin, Texas I went to see The Matrix. I had no idea what it was about, I just saw previews of Keanu Reeves bending backward in slow motion with bullets whizzing by. I had to see what it was about. I was blown away. The story, the effects. I remember that feeling vividly.

I read you graduated in Economics in Texas, when and why have you decided to move to LA and change your life?
While I was in college, I was a junior I think, I took a basic class called Survey of Film. We watched movies and talked about them. One movie we watched was Unforgiven. I love Westerns and Unforgiven is one of my favorite movies of all time. While watching and discussing it, I thought I could write a movie. I have great stories in my head. So I went to the local Barnes and Noble. I sat in there and read books on how to write screenplays. I didn’t have any money so I couldn’t buy them. I went home to my apartment and started writing. I used Word so it took forever to keep it formatted correctly. The script was a Western, of course, and while I was writing something happened that never happened to me before. The characters came alive. Their environment came alive. I truly believed these people existed at one point in time. That was it, I was hooked.

After college I told my parents, much to their chagrin, I was going to forgo any regular job and pursue filmmaking. I spent a year in Austin trying to get things going. That wasn’t working out and I realized if I was really going to try and make this happen, I had to move to Los Angeles. I didn’t know anyone in LA, but I packed my bags and took off. My parents were pretty upset, but its what I wanted to do and no one was going to stop me. With a few hundred bucks to my name and a Ford Explorer full of my life, I jumped on I-10 out of Houston and headed West.

You directed, wrote and played as an actor in Battle Force, that deals with Sicily – how about that? How did this idea take shape?
This was interesting. We already had a few small sales based on the idea of a WWII movie. I was told to write and direct a WWII movie that took place in Western Europe. It had to follow a small group of Allies on a mission, have a traitor involved, and it has to have “buckets of bullets”. I was then told, “you have $35,000 to shoot it, $50,000 for post production, and it must be shot and edited and delivered in three months.” So I went to work. I knew I didn’t have the resources to make Saving Private Ryan, so my goal was to create fun, entertaining characters. If I tried to make a straight drama war movie it would never work with this budget. Of course I was influenced by the old War Movies of the 60’s and 70’s, but more than that I was influenced by Westerns of that time as well, including the Spaghetti Westerns. In my mind, I was making a low-budget Western set during World War II. It even had the typical showdown, but in this movie it took place in a river with knives.

To make it entertaining, I wanted some larger than life characters. Remember, I only had ten days to shoot a war movie. So we went fast. With those parameters, I did a lot of research and created a story of these off beat, renegade characters sent on a suicide mission against an evil bad guy that can’t be shot.

I’m not sure any filmmaking experience will ever match this one. I pulled most of the actors from my acting class and were all people I had worked with for years. Every single person in that movie was and still is a friend. The guy we went to rescue, Captain Lewis, was my acting coach, Dennis LaValle. The same Dennis LaValle that gave me the advise to quit the restaurant. There’s nothing like working with friends who are talented. Some days were over 100 degrees but I loved every minute of it.

I chose Sicily because Southern California looks like Sicily. I didn’t have the budget to actually go anywhere. I plan on making another Battle Force that takes place in Northern Italy. This time, I want to go to Italy and shoot it. I have the outline ready and even the general area in Italy I want to film.

Do you like Italy?
I’ve never been to Italy, but I have family in Sicily. They live in a little town called Bisacquino. My parents have been there several times to visit them and they have come here to visit us. I would love to go and see them in Bisacquino, I hear it is beautiful.

My Great Grandparents came to the US from Italy. My Grandfather’s side from Northern Italy and my Grandmother’s from Sicily. My Great Grandfather, was from a town on the coast of Northern Italy called Pesaro and my Great Grandmother was from Fano. In fact, it is my understanding that my Great Great Grandfather erected a monument in Pesaro in memory of the soldiers from the town who fought in World War II. One day I would like to visit there and see it. Maybe after Cannes one year I can make the trip over.

Fun fact, most of the Italian names in Battle Force are family names. Ragusa is a family name, Antonino, Rosalia, and Guiseppe are all cousins in Sicily.

What are the main difficulties in transposing an idea on the screen after you wrote it?
Financing!

Is there a film you wish to have filmed?
Yes, it is called Ring of Fire. It’s a story about redemption. I still plan on making it some day.

And now what project are you working on? I read about Slay Ride. Can you tell us something about it? About casting, story, releasing date…
Slay Ride is going to be a fun movie. We start shooting in December. It’s a blend of genres, Christmas, comedy, action, horror. It takes place in a small town on Christmas Eve. A bad batch of Egg Nog turns people into zombies. The government turns their back on the few remaining survivors and only one man comes to help. Santa Claus! Santa joins up with the survivors to help them fight zombies and get out of town.

We have a film in Post Production called P-51 Dragon Fighter that should come out next year. Its P-51 Mustangs in North Africa taking on Nazi Dragons.

We have several other projects in development we plan on shooting next year.