Scream

“Complete Control Recording Session”
(SideOneDummy, 2011)

Mi piace pensare a Dave Grohl come a una divinità pagana del rock alternativo, nonostante i Foo Fighters siano così mainstream, che nel corso della sua carriera artistica ha messo/riportato in luce progetti sempre interessanti. Uno dei risultati più riusciti è sicuramente “Song For The Deaf” l’album che ha fotografato i Queens Of Stone Age in un momento di meravigliosa grazia. Oppure i Probot (progetto revival metal 80’s) o più recenti Them Crooked Vultures. Per dire i risultati più famosi.
E anche nell’uscita di questo Ep live c’è lo zampino del nostro guru grunge, che ha ospitato la band nella quale suonava (dall’ottantasei al novanta) prima di unirsi ai Nirvana, nel suo studio di registrazione personale. Registrazione realizzata a febbraio dopo uno show speciale dove gli Scream hanno aperto per i Foo per la promozione del loro nuovo album “Wasting light” (e sì che ho detto che sono mainstream, però “Dear Rosemary” in collaborazione con il venerabile Bob Mould è una canzone più che speciale).E a questo si limita la sua presenza.
Lui ci ha messo lo studio; anzi le Control Sessions sono una serie di live (Anti-Flag e The Bouncing Souls le altre band che per il momento hanno partecipato) nati in seno alla SideOneDummy.
La band della Virginia è qui riformata con i suoi componenti originali (gli stessi di “Still Screaming” del 1983) capeggiati dai fratelli Stahl. E anche il sound è lo stesso delle origini: martellamenti epilettici e voce alla Jello Biafra (senti “Move (All Alone)” ).
Volendo vedere il bicchiere mezzo vuoto, questo Ep non ha molto da offrire perché, anche se ben eseguito, bisogna considerare che gli Scream non spiccano per originalità o per aver scritto grandi canzoni, e quindi i venti minuti del live scivolano sì senza pecche, ma anche senza picchi; e scusate l’allitterazione (davvero).
Non ha a che fare con gusti e tendenze, o il cambio delle mode; gli Scream erano già insipidi negli anni ottanta, hanno scritto delle canzoni sentite (“People People”), ok, ma senza spingersi oltre la media delle centinaia di altre band delle diverse scene territoriali hc degli Stati Uniti. “Jamin’ at 606” è tirata e veloce, ma lascia poco spazio all’immaginazione.
E basta perché il bicchiere è solo mezzo vuoto, forse gli Scream hanno esaurito ciò che avevano da dire in principio anni novanta, e infatti non hanno più composto nulla (la precedente uscita è del novantasette ed è sempre un live), e questo Ep dimostra unicamente che hanno ancora tanta voglia di suonare. Ma i Bad Religion restano un’altra cosa eh.

Gregorio Enrico