Smetto Quando Voglio – Masterclass

Il Padrino, Star Wars, Indiana Jones hanno cominciato tutto, Batman, gli Avengers e i vari simil Hunger Games hanno proseguito una tradizione americana che fin dalla sua epoca d’oro non ha disdegnato il concetto di saga, che oggi si è trasformata nel moderno franchise. Film visti da milioni di persone, che incassano miliardi di dollari e che, a volte, sono capaci di darci grandi esempi di cinema. E noi italiani? Ovviamente indietro, restii al cambiamento e troppo “snob” per concepire queste idee editoriali, che, per quanto opinabili, sono quello che vuole il pubblico.

Ecco allora arrivare l’idea geniale di Sydney Sibilia e Matteo Rovere (qui in produzione e che l’anno scorso abbiamo apprezzato alla regia di “Veloce come il Vento”): dopo il successo del 2014 di “Smetto Quando Voglio” era arrivato il momento, anche in Italia, di costruire un franchise, una trilogia. Nascono così “Smetto Quando Voglio Masterclass” e “Smetto Quando Voglio: Ad Honorem”, i due sequel che chiudono l’avventura della banda dei ricercatori.

Dove avevamo, appunto, lasciato la banda? “Smetto Quando Voglio” terminava con la cattura e l’incarcerazione del “capo” Pietro (Edoardo Leo) in cambio della libertà degli altri membri, che comunque non se la passano proprio benissimo. Esattamente da questo preciso momento (proprio con le stesse scene) riparte questo secondo episodio della saga, ma come faranno i nostri ricercatori a riunirsi? Questa volta, un’inaspettata richiesta da parte della stessa polizia (nella persona di Greta Scarano, grandissima aggiunta al cast) ribalterà le parti e la Banda dei Ricercatori diventerà una segreta Task Force delle Forze dell’Ordine contro quelle stesse smartdrugs che li avevano condannati.

Da queste basi Sibilia costruisce una commedia travolgente e veramente ben scritta. Trasformare un dramma generazionale e nazionale in vera commedia è l’operazione geniale che la pellicola compie: come insegna la drammaturgia, perché la commedia funzioni è necessario empatizzare con il protagonista, quindi DEVE avere dentro di sé una sofferenza che lo spettatore deve toccare.

Per questo “Smetto Quando Voglio – Masteclass” è grandissimo cinema commerciale e per fortuna che ci sono film come questo. Ritengo il primo episodio e “Lo Chiamavano Jeeg Robot” i due casi editoriali più importanti degli ultimi 10 – 15 anni in Italia, due tentativi (riuscitissimi) di fare un “cinema altro”, che da noi non si vedeva da troppi anni. Il sequel di Sibilia prosegue questa logica produttiva e mi auguro che accada anche per Mainetti e soci (esigo un Jeeg 2).

…signori abbiamo anche noi un vero franchise!

Tra una gag esilarante e l’altra vedremo aumentare i membri della Banda (toccando un altro tema di grandissima attualità) e ci sarà spazio anche per momenti esaltanti (il momento in cui si riuniscono ufficialmente è veramente realizzato in grande stile) e action. Sì avete letto bene, finalmente anche in Italia si torna a fare dell’action, con qualche vena sempre ironica, ma la scena del treno è veramente una rarità per i nostri palati.

Sibilia e Rovere ce l’hanno fatta a realizzare un vero sequel, non semplicemente un brodo allungato, ma un’altra storia con una sua precisa dignità ed idea di cinema alle spalle ben sviluppata e, soprattutto, chiara. Se a tutto questo ci aggiungete la trepidante attesa per il terzo (e ultimo) episodio, molto ben introdotto…beh, signori abbiamo anche noi un vero franchise!

Matteo Palmieri