Spider-Man: Far From Home

Io sono Iron Man“: queste sono le parole che hanno sancito l’inizio e la fine di un periodo unico nella storia del cinema. Kevin Feige e soci hanno costruito un mondo intricato e complesso che è stato capace di raccogliere 18 miliardi di dollari di soli incassi cinematografici. E’ di qualche giorno fa la notizia che “Avengers: Endgame” è diventato il più grande incasso della storia del cinema (senza tenere conto dell’inflazione), realizzando un’impresa che non era proprio scontata: dopo quasi 60 anni un regista che non sia Spielberg/Lucas o Cameron è in vetta al box office mondiale, il tutto con dei protagonisti in costume con i superpoteri.

L’intelligenza produttiva di questi signori è inarrivabile in questo momento e, proprio per questo, stanno già pianificando il futuro per i prossimi 10 anni. Il primo tassello di questo “diabolico” puzzle è “Spider-Man: Far From Home“, che cerca di rispondere sia narrativa che metacinematograficamente alla domanda che più interessa tutti i fan della Marvel: ma chi prenderà il posto di Iron Man? Quale sarà il futuro degli Avengers?

Attraverso una fantastica e dolcissima commedia adolescenziale, Jon Watts ci racconta la vita da 16enne di Peter, alla prese con il viaggio di fine anno con i suoi compagni di classe e il sogno MJ. Questo, però, non sarà l’unico “viaggio” che compirà il giovane Parker, perchè Spider-Man dovrà capire se sarà in grado di diventare il vero erede di Tony Stark.

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Reduci dal capolavoro e dal pathos di “Endgame” le atmosfere sono molto diverse, tant’è che è proprio nei momenti di maggiore pathos che il film pecca un po’ con un Tom Holland non proprio brillantissimo in quei frangenti. Quando, invece, si tratta di essere veramente Spider-Man si conferma come la miglior versione vista sul grande schermo, che racchiude ed esprime in pieno lo spirito del personaggio, che ha la sua forza nel non prendersi mai troppo sul serio: questo è il vero segreto Marvel Studios.

Ci troviamo, quindi, di fronte all’ennesimo film di buon livello targato Marvel, che ormai ha inserito il pilota automatico e si sta per lanciare in questa nuova fase 4. Cosa accadrà? Difficile dirlo, anche dagli annunci fatti al Comic Con di San Diego. Quello che è certo è che questi signori sanno come programmare e organizzare degli immaginari narrativi che prima erano impensabili e che, ogni volta, fanno uscire lo spettatore con la curiosità e la voglia di proseguire in questo mondo di storie. Bravi, bravi, bravi.

Matteo Palmieri