Spotlight

Applausi, incredulità, sorpresa e vergogna. Varie e di grande impatto sono le emozioni che “Spotlight” suscita nello spettatore una volta finita la proiezione. Il nuovo lavoro di Tom McCarthy è un pugno nello stomaco molto razionale nel suo svolgimento, posato e calcolato nelle parole, che ha il grandissimo merito di non essere mai moralistico e cadere in giudizi troppo faciloni.

Questo grandissimo film ci racconta con precisione quasi chirurgica l’inchiesta di questo famoso gruppo del Boston Globe, Spotlight, che si interessa di un vecchio caso di accusa per pedofilia a un prete di Boston. Questo fenomeno apparentemente isolato, risulterà essere solo il piccolo ingranaggio di un meccanismo molto più grande e anche inquietante.

Per quanto mi riguarda “Spotlight” è esattamente l’opposto di “The Revenant”, un film cioè in cui la storia è la vera e unica protagonista, in cui si abbandona il virtuosismo per seguire con grande scrupolosità le parole e gli avvenimenti che si susseguono. Questo è grandissimo cinema per me e il lavoro di McCarthy incarna perfettamente l’idea di cinema che più apprezzo.

Le due ore e 8 minuti scorrono molto piacevolmente, nonostante per la maggior parte siano fatte di parole (intelligenti però, vero Tarantino?), con una colonna sonora puntuale, ma mai invasiva e con un cast veramente in condizione stellare. Su tutti il grandissimo Mark Ruffalo, che rende ogni sua parte memorabile, c’è poco da fare e il suo Michael Rezendes meriterebbe l’Oscar (sarà il premio forse più lottato nella notte del 28 febbraio).

“Spotlight” è un gran film e mi sento di dire che sarà il vincitore dell’Oscar per Miglior Film.

E poi c’è lei, Boston. Una città che mi ha subito ricordato quella di “Mystic River” per il suo alone omertoso (e non è una città di italiani, ma di irlandesi), solo che questa volta non è il Jimmy Markum di Sean Penn a essere colui che “comanda”, ma è la Chiesa, nella persona del Cardinale Law (curioso veramente che il suo cognome voglia dire legge). E il regista ce la fa vedere proprio nella sua quotidianità e in quei luoghi chiave che sono stati “violati” da questa bruttissima storia.

“Spotlight” è un gran film e mi sento di dire che sarà il vincitore dell’Oscar per Miglior Film, con pieno merito. Una di quelle storie che vanno raccontate e conosciute, perchè ci aiutano a capire con occhio critico il mondo in cui viviamo. Per questo non è un caso che alla fine del film, nelle consuete note pre credits lo spettatore rimanga senza parole e, polemicamente, ci si accorga che tra tutti i paesi possibili in cui sono stati registrati episodi simili ne manchi uno: l’Italia. Curioso no?

Matteo Palmieri