St. Vincent

“STRANGE MERCY” (4AD, 2011)

“Smetterai di odiare quando smetterai di ignorare”.

Una massima di cui non si riesce mai a farne dovuto tesoro, soprattutto nel caos della vita contemporanea. Nell’epoca in cui non occorre necessariamente essere bravi per avere successo, i possessori del fattore X appaiono sempre più manchevoli di talento o quantomeno di preparazione.
Doveva proprio essere annoiata dell’andazzo del vivere moderno, Annie Clark in arte St. Vincent, quando ha deciso di tentare la strada del successo, battuta da incompetenti dell’ultim’ora in nome di una cultura più libera (o –meglio- spesso di cattivo gusto).
Ebbene, l’americana singer-song-writer ce l’ha messa tutta per difendere il suo talento, la sua preparazione, chiamando a sé musicisti s’eccezione nel nuovo Strange Mercy, terza fatica in studio.
Dopo il preludio Chloe in the Afternoon, Cruel, seconda della lista, apre il disco al ritmo: elemento che ritorna in Surgeon dove Annie gioca a “divorare la maestra” – Bjork -, mettendo su il piccolo capolavoro che ci si aspettava: suoni e voce sono suggestionati dall’elettronica conservando la soggettività, la personalità dell’artista.
Neutered Fruit, con particolare attenzione alla distorsione del cantato che si modella su quella della chitarra a tratti blues è una perla tra le perle, assieme a Champagne Year, silenziosa quanto necessaria al disco. Essenziale nei suoni e ritmata nella cadenza, Dilettante è un brano divertente e apparentemente diverso rispetto agli altri, anche se confezionato con uguale dedizione.
Gli undici brani, cadenzati da ritmi diversi e stili modulati sullo stile St. Vincent, si chiudono con Year of the Tiger, cornice perfetta per Strange Mercy.
La nuova fatica è classificabile come “accademica”. Nessuna nota fuori posto, nessuna sbavatura e nessuna ostentazione. La sensazione è che miss Clark abbia cercato la perfezione formale, raggiungendola. Art-rock.

Sara F.