Stefania Manzi – intervista



Stafania Manzi, illustratrice. Una della autrici comparse su Amenità #2, con una storia tenue e insolita che parlava di un piccolo fantasma. Uno stile di disegno che per certi versi ricorda Raoul Dufy.

Presentati: chi sei, quanti anni hai e di cosa ti occupi.
Mi chiamo Stefania, ho ventisei anni, abito a Torino dove lavoro come illustratrice freelance.

Raccontaci come hai coltivato e sviluppato la tua passione per il disegno e come questa ha condizionato le tue scelte.
E’ nato tutto un po’ per caso, non è che avessi una grande predisposizione per il disegno; anche se da piccola disegnavo e leggevo tantissimo, da adolescente ho abbandonato questo aspetto “artistico” della vita.
Ho fatto il liceo linguistico e dopo un paio d’anni ho cominciato ad appassionarmi all’illustrazione; ero proprio affascinata dalle immagini. Ho iniziato a fare i miei primi “disegnini” con i pochi mezzi che avevo a casa (matite e pastelli delle scuole elementari). Poi ho scoperto che a Torino c’era un corso di illustrazione per l’infanzia allo IED, ho vinto una borsa di studio e mi sono iscritta subito. Da li ho cominciato a disegnare sempre, anche se inizialmente ero molto demoralizzata vedendo i miei compagni già così avanti rispetto a me. Ho sperimentato mille tecniche diverse e ogni volta ero sempre più confusa. Alla fine posso dire di aver trovato un mio stile personale dopo la fine dei 3 anni di IED, cioè da quando mi sono sentita libera di disegnare finalmente ciò che volevo, senza particolari vincoli. Ora disegnare mi è assolutamente necessario, rende la mia vita più bella.

Qual è l’atmosfera che cerchi di ricreare nelle tue illustrazioni?
Le mie illustrazioni spesso non comunicano un messaggio particolare (tranne nei casi in cui sono legate ad un testo), nascono principalmente dall’idea di disegnare una cosa che mi piace, ad esempio una casa, un albero o un bulldog o dalla voglia di abbinare insieme determinati colori.
A volte mi piace ricreare nelle mie illustrazioni le atmosfere di alcuni film o canzoni che mi hanno particolarmente colpito. Molto spesso ne esce qualcosa di un po’ retro e naif.

Quali sono le tecniche che usi per disegnare?
Matita, photoshop o illustrator.

Ci racconteresti il processo nei diversi passaggi con cui crei un’illustrazione?
Se ho già qualcosa in mente comincio a fare alcuni schizzi a matita. Disegno e ridisegno la stessa cosa tante volte, aggiungendo o togliendo dettagli finché non sono abbastanza soddisfatta della composizione. Scansiono e coloro con photoshop.
Non è una tecnica particolarmente complicata o ricercata!

In questo momento che progetti o lavori hai in cantiere?
Attualmente sto lavorando a diversi progetti libro con alcuni scrittori stranieri; sto lavorando alle illustrazioni per il sito di un amico musicista e compositore e partecipo a mille concorsi.

Disegnatori che ti hanno influenzata?
Moltissimi! Come artisti del passato Saul Bass, Kandinsky, Matisse, Luzzati; tra i contemporanei, Sara Fanelli, Chiara Carrer, Anne Herbauts, Beatrice Alemgna, Gemma Correll, Philip Giordano, solo per citarne alcuni.

Consigli che daresti a chi si affaccia al mondo dell’illustrazione per la prima volta?
Leggere e guardare. Trovare un proprio stile e mandare mille mail.
E’ un lavoro difficilissimo, bisogna tener duro perché la concorrenza è tantissima e i clienti spesso non hanno il minimo rispetto per il nostro mestiere. Se uno riesce a superare le difficoltà e ad avere costanza può diventare il lavoro più bello del mondo!

Ti mantieni come illustratrice o fai altro?
Ho fatto la cameriera per 6 anni mentre studiavo allo IED e negli anni in cui ho cominciato a fare le prime esperienze lavorative nel campo dell’illustrazione. Ora sono circa 3 mesi che mi dedico solo al lavoro di illustratrice freelance. Mi piacerebbe poter dire che riesco a mantenermi, ma purtroppo non è così, almeno per il momento.

Gregorio Enrico