Steve Albini interview



8 Ottobre, SHELLAC @ Estragon – Bologna

Intervista di Enrico Rossi


English version of this interview available at bottom of the page, right after the Italian one.

Dopo il concerto, intorno all’una di notte, incontro STEVE ALBINI nel backstage, che nel frattempo si è cambiato e indossa quella che sembra una tuta blu da meccanico, per scambiare qualche domanda a tu per tu.

Si dimostra gentile e disponibile fin da subito e, senza perdere tempo, mi dice che possiamo fare l’intervista fuori dal locale, vicino al furgone, perché dentro l’Estragon c’è troppo rumore, visto che si è trasformato in un’immensa dancefloor molesta.
Riascoltando l’intervista attraverso il mio registratore, ho trovato veramente divertente che, mentre io e Steve stavamo parlando della situazione della musica, se ha ancora un senso o meno, del dove andrà a finire e anche del ruolo della carta stampata e della sua inevitabile sorte, dentro il club si ballava una tunza sfrenata e ogni tanto arrivavano echi di ”Sweet Dreams” in chiave electrodance o di Madonna e che non gliene fregava un cazzo a nessuno di noi due là fuori. Estromessi dai Bpm.
Probabilmente in un mondo alternativo, dopo questa intervista, io e Steve saremmo finiti a ballare “Non sono una Signora” al centro della pista con un sacco di fighe intorno, avremmo fatto l’alba, ci saremmo ubriacati e saremmo stati di certo l’attrazione principale tanto quanto John Travolta ne “La Febbre del Sabato Sera”. Ma tutto sommato, a me, non è mai piaciuto ballare e nemmeno essere al centro dell’attenzione. E mi va bene così.



Ciao Steve, sei tornato in Italia, e mi sembra che ci sia una sorta di rapporto speciale con il nostro paese, sbaglio?
Direi di sì. Abbiamo dei buonissimi amici in Italia, come Agostino e Giovanna dei Bellini e altri di altre band che conosciamo. Veniamo spesso in Italia, ogni volta che possiamo, ogni volta che facciamo un tour in Europa cerchiamo di venire qui.

Mi riferisco anche all’ultimo album del 2007 che porta nel titolo una sorta di omaggio all’Italia, giusto?
Un po’… Il cane si chiama Uffizi, come il museo. E’ un cane famoso, per noi della band è come una specie di rockstar perciò l’abbiamo messo in copertina e abbiamo chiamato il disco come lui. Non è un disco sull’Italia, più che altro è un disco su Uffizi.

Avete realizzato anche un vinile 7” intitolato Agostino. È un tributo agli Uzeda?
Abbiamo scritto questa canzone e mentre la suonavamo abbiamo sentito che è una canzone felice, non c’è un solo momento di tristezza e Agostino è l’unica persona che conosciamo che è così, sempre felice al 100%. Non è mai arrabbiato e quindi gli abbiamo dedicato la canzone.

Visto che siamo una fanzine, parliamo un po’ del tuo passato da giornalista. Nel 1983 hai iniziato con la rivista “Matter”, ti divertiva fare il giornalista?
Non era una cosa professionale, ma da appassionato di musica mi piaceva scrivere di band e dischi. È stata come una qualsiasi altra fanzine: volevo scrivere dei gruppi che mi piacevano, dei gruppi dei miei amici e per farlo avevo questa fanzine.

Cosa c’era che ti attirava del mondo della carta stampata? Come mai ad un certo punto hai smesso?
Sì. Studiavo giornalismo a scuola perché era quello che volevo fare da grande. Per un po’ ho lavorato in un giornale e in quel periodo ho deciso che non avrei voluto farlo di mestiere.

Mi sembra che negli anni ottanta le fanzine avessero lo stesso valore e potere (forse anche maggiore) di certe riviste mainstream, è vero?
Per il pubblico erano molto importanti. Le maggiori fanzine come MatterTrouser Press, Maximum Rock ‘n’ RollFlipsideConflictForced Exposure, erano fondamentali. Internet non era così popolare e quindi erano l’unica fonte di informazioni sulle band che non erano mainstream. Erano fonti di informazioni importantissime. Ora c’è così tanta informazione che le fanzine non sono più così indispensabili, sono più incentrate sull’interesse verso l’autore.

E oggi invece? Abbiamo perso la “battaglia” come fanzine?
Il motivo per cui le fonti scritte sono importanti è che tra 1000 o 500 anni internet non avrà più la stessa mole di informazioni che ha ora, i media elettronici saranno scomparsi, le televisioni e le radio non ci saranno più. Quindi avere qualcosa di scritto su carta da poter leggere tra 100 anni sarà fondamentale. Dal punto di vista storico è tutto quello che ci sarà, tutto il resto sarà come un fantasma… La scrittura e la stampa quindi sono importantissime. Non credo che faranno la differenza nella vita dell’uomo medio ma dal mio punto di vista, lo stesso che mi faceva apprezzare il giornalismo 20 o 30 anni fa, credo sia essenziale scrivere oggi.

Parlando degli SHELLAC, la prima traccia di Action Park (del lontano 1994) è MY BLACK ASS, e l’ultima canzone dell’ultimo album del 2007 (Excellent Italian Greyhound) è SPOKE…c’è stato un cambiamento a tuo avviso in questi anni musicalmente parlando?

Andando avanti abbiamo voluto concentrarci su piccoli dettagli nel nostro modo di suonare. Abbiamo delle lunghe conversazioni su argomenti diversi all’interno del gruppo che vanno e vengono. Col tempo le cose cambiano ma siamo sempre la stessa band.

Te lo chiedo perché spesso i gruppi sostengono che sia sempre necessario evolversi…E io, invece, penso ai Ramones che hanno rifatto praticamente la stessa canzone per trent’anni, ma sempre con la stessa energia…e secondo me funzionava.
Ramones sono un esempio molto specifico perché per i primi 5 anni più o meno sono stati fantastici, dopodiché si capisce benissimo che era diventato un lavoro. Un obbligo. Non avevano più la passione, ma per i primi 5 anni hanno suonato sempre la stessa canzone ma sempre in modo fantastico.
Non ho niente da ridire a qualcuno che abbia definito il proprio universo e deciso di volerci vivere dentro. Alcuni tra i miei artisti preferiti sono così; per esempio Mark Rothko, un pittore i cui unici soggetti erano aree di tinte piatte. Eppure potrei guardare i suoi dipinti per ore. Apprezzo uno che dice: “Ho delle idee e mi impegnerò a esplorarle in modo completo” perché questo gli permette una totale espressione in quell’area. Se uno si sposta sempre da una cosa all’altra non potrà sviluppare niente in modo serio. Tutto resta superficiale.

C’è un album o un gruppo di quelli con cui hai lavorato come fonico in questi anni che ora proprio non puoi sentire o sopportare? Sia a livello musicale o anche personale…
Diversi, direi. Ma capisci, lavoro tutti i giorni e in un anno faccio 50/100 dischi quindi non mi ricordo tanto di quello che faccio. Magari l’anno prossimo riascolto una cosa che ho fatto l’anno scorso come un’altra persona. I dischi che ricordo non sono per forza quelli che mi sono piaciuti subito dall’inizio del lavoro, ma dischi che riscopro anni dopo. E ce ne sono tanti.

Un mio amico che fa il fonico e che ha uno studio, mi dice sempre che non riascolta mai le registrazioni a lavoro finito, ma aspetta sempre qualche mese o anno…Tu hai qualche rito scaramantico di questo tipo?
No, non ho superstizioni o routine fisse. Di solito lavoro su un disco per un paio di giorni o settimane poi sparisce e entra nel processo di fabbricazione dal quale esce un anno dopo.

Parlando sempre di registrazioni, come ti rapporti a questo lavoro? Voglio dire, hai dei metodi ai quali non rinunci mai per ottenere una buona resa?
Beh… mi affido alla registrazione analogica per lo stesso motivo per cui ritengo la carta stampata importante. Con la registrazione analogica creiamo un master che rimarrà per un lunghissimo periodo di tempo. Perciò le band con cui registro avranno l’opportunità di trovare un pubblico anche tra 50 anni perché la registrazione sopravvivrà fisicamente. Penso che sia una parte importantissima del mio lavoro.
Molti dei gruppi con cui registro non diventeranno mai famosi da vivi, la maggior parte avranno un piccolo pubblico ora e altri nel tempo potranno avere un pubblico più grande e anche rilevanza da parte della critica, ed è fondamentale che la loro registrazione sopravviva. Il primo principio per una registrazione è che non la vuoi cancellare, se registri qualcosa non lo cancelli subito dopo. Per estensione non vorrai riversarlo su un supporto che si cancelli automaticamente. Le registrazioni al computer scompariranno perché il mondo dei computer cambia, l’industria informatica cambia, i software cambiano e alla fine la registrazione digitale diventa inascoltabile e la musica è persa per sempre. Ed è mia responsabilità come professionista è che questo non accada.

Credi che al giorno d’oggi ci sia ancora qualcosa di veramente alternativo, punk rock e puro?
Certo! Stasera abbiamo ascoltato i Bellini che sono un perfetto esempio di punk rock band. Prima di tutto sono amici e secondo suonano. E siccome sono amici la loro musica è bella. Per questo motivo che ero in un gruppo quando ero un ragazzino. Ci piaceva la musica e suonavamo. Parlare di stile musicale punk non significa nulla ma l’atteggiamento del punk delle origini, quelle idee ancora hanno un significato per me.

Internet poteva essere DIY a tuo avviso? Sai io credo che Myspace poteva essere l’inizio di una sorta di liberazione musicale…
Sì, sono d’accordo. La cosa figa, ora come ora, è che qualsiasi gruppo ha accesso a praticamente tutto il mondo fin dal primo momento in cui mette online su Youtube o roba del genere. E questo è un bene. La cosa brutta è che cose come le etichette, i negozi di dischi, gli studi di registrazione, le radio diventano sempre meno importanti. Dal punto di vista culturale la musica si sta svalutando, viene presa meno sul serio dalla cultura predominante. È inevitabile e va bene così. Adesso è il momento migliore per suonare in un gruppo, puoi fare tutto quello che vuoi da solo.

Pensi mai che ci siano alcune bands che ti chiamano per registrare solo per sfruttare il tuo nome e poter dire ai loro amici:”ehi il mio disco l’ha registrato Steve Albini!”?
Sì e no. Non credo che i musicisti pensino in questi termini. Altri sì, come i manager, i giornalisti o quelli della casa discografica, i promoter… se fai parte di un gruppo vuoi che la tua musica suoni al meglio e quindi vuoi qualcuno che sia di qualità. Una band non pensa alla pubblicità.
Fai una selezione naturale dei gruppi che ti chiamano? Come funziona?
Se mi chiamano dico di sì. Non sono molto selettivo.

Cosa ti piace nell’essere musicista e, invece, cosa apprezzi del tuo lavoro da fonico?
Ovviamente facendo musica puoi essere molto creativo. Puoi esprimerti, che è un bisogno dell’uomo. Essere un musicista quindi è più creativo. Quello del fonico invece è un servizio che offri agli altri. Sono utile agli altri e quando lavoro ad un disco e creo qualcosa che piace al gruppo mi godo la loro soddisfazione. Se sono felici e soddisfatti mi sento partecipe di questo. Magari è un’esagerazione ma è come guardare dei bambini che aprono i regali di Natale. Non puoi non essere felice.

Tra te e Bob (Weston) c’è una complicità sotto ogni punto di vista; ci sono momenti in cui vi scontrate? Intendo sia all’interno degli Shellac che agli Electrical Audio…se sì, su che cosa?
A volte siamo in disaccordo ma non ci scontriamo mai. Il disaccordo nasce dal fatto che entrambi abbiamo posizioni molto razionali. Non per cose emotive, perché uno dei due è pazzo o fatto o ha litigato con la ragazza e quindi ce l’ha col mondo.

Ma c’è una parte irrazionale?
C’è una parte emotiva ma ci prendiamo sul serio. Se Bob dice una cosa non la scarto subito e penso qualcosa contro ma ascolto e provo a capirla.

E insieme a Todd, che tipo di legame avete instaurato in questi anni tale per cui continuate a suonare dopo tanto tempo?
Ci sono varie ragioni. La più importante è che per noi la band non è un lavoro. Non abbiamo responsabilità verso il gruppo, suoniamo semplicemente per amore, un hobby che ci appassiona. Per noi il gruppo è una cosa che facciamo e che ci dà soddisfazioni. Se dovessi farlo tutti i giorni e andare in tour per nove mesi all’anno sono sicuro che lo odierei. Non è possibile fare una cosa così senza sentirsi risentiti.
State provando nuove canzoni per un nuovo album?

Abbiamo cinque nuove canzoni, non sono abbastanza per un disco e non so cosa ci faremo.
Credi che ci sia una vostra canzone con la quale la gente vi identifica subito?
No, non una in particolare. La gente ci chiede sempre cose diverse.

Pensi che una band abbia qualche dovere verso il suo pubblico?
Non più di un obbligo verso l’umanità. La gente dovrebbe essere decente con gli altri, deve avere rispetto, essere amichevole e questo vale anche per il pubblico. Preferiamo suonare in posti comodi, dove il biglietto non costi troppo, dove il pubblico venga trattato bene dagli organizzatori. Cose normali. Non responsabilità musicali.

Ti ho sempre visto come un onesto provocatore…che ne dici? La provocazione serve ancora a qualcosa a tuo avviso?
Il concetto di provocazione presuppone che io conosca quale sarà la reazione e voglia provocarla. Di base non penso mai a quale sarà la reazione. Dico quello che dico, non me ne frega niente della reazione.
Credi ci sarà un momento in cui smetterai di suonare e registrare e ti dedicherai ad altro
Se mi fermerò lo farò e basta. Non inizierò niente di nuovo. Se mi fermerò mi siederò su una sedia accanto al fuoco, accarezzerò il gatto, uscirò con mia moglie. Smetterò e basta.

Non hai un sogno nel cassetto?
Sì, ma sono solo fantasie. Mi piacerebbe aprire un ristorantino. Uno semplice con quattro tavoli.
Un ristorante italiano?
Forse. Ma non succederà. Mi piacerebbe avere una casa in collina con un bel giardino e il caminetto. Ma la vedo dura e non me ne preoccupo.

Com’è la situazione musicale in America? C’è fermento da qualche parte come negli anni ottanta o è diventato tutto sterile?
Vedi, internet ha reso le case discografiche molto meno importanti e così anche la scena locale è meno rilevante. La musica ha perso quel suo profumo locale,è tutto molto più globalizzato. Ma ci sono ancora un sacco di band. Ogni natale c’è un ragazzino che riceve una chitarra e mette su un gruppetto.

C’è un gruppo che ti ha emozionato di recente?
Sì, i Grandfather di New York. Ho registrato con loro e mi sono sembrati fighi. Fanno una specie di prog-rock molto semplice e carino. Ci sono parecchi gruppi. Ho finito di registrare con una band inglese, i Let’s Wrestle. Sono molto umoristici ma amichevoli e divertenti.
Nel 1994 avevi dichiarato a un giornale italiano che:” la prossima rivoluzione sarà estetica, non politica o sociale. La gente si stancherà di ascoltare sempre le stesse cose, di qualità sempre peggiore, e questo manderà onde d’urto in tutta l’industria”.
E poi hai aggiunto: “Pearl Jam e Smashing Pumpkins sono tutti gruppi che hanno le ore contate. E’ musica senza futuro, non importa quanti milioni di dollari le case discografiche siano disposte a spendere per promuoverla”.

Non ricordo assolutamente di averlo detto. Comunque…

Parole forti ma vere, quindi ti chiedo un’ulteriore previsione del futuro musicale, visto che nel 1994 ci avevi azzeccato…che succederà?
Non posso fare previsioni, ora. Per un sacco di tempo l’industria della musica è stata l’industria discografica, produzione e vendita di dischi. Adesso no, è finita. Non si vendono più cd. Resisterà qualche negozietto che venderà i vinili a gente come me, gente che dalla musica vuole un’esperienza hi-fi. Ma la vendita fisica dei dischi sarà una piccola parte dell’industria che diventerà sempre più una cosa di tour, live e il rapporto diretto della band con il pubblico, attraverso siti web o altre cose…

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STEVE ALBINI interviewed by Enrico Rossi

So, you’re back in Italy. You have got a special relationship with our country, haven’t you?
A little bit. We have some very good friends, Agostino and Giovanna from Bellini and then other people from other bands we know. We come to Italy often. Whenever we can, whenever we’re touring in Europe, whenever we can we come to Italy.

I’m also referring to your last record of 2007 that has got a sort of a tribute to Italy in its title, isn’t it so?
A little bit. The dog on the cover name is Uffizi. He is named after the Uffizi museum and he is kind of a famous dog within the band, we all think of him as a kind of a rockstar so we made him on the cover of the record and we named the record after him. It’s not so much about Italy but mostly it’s about Uffizi the dog.

There is also a 7” vinyl called “Agostino”. Is it a tribute to Uzeda or not?
We wrote a song and when we were playing it we remarked that the song was very happy. Completely happy song, no sad parts in it at all. Just an happy song and Agostino is the only person that we know who is 100% happy. He is never angry so we named the song after him.

Let’s talk about your past as a journalist. In 1983 you started with a magazine called “Matter”, did you enjoy being a journalist?
It wasn’t a professional thing. I was a music fan and as a music fan I liked writing about bands and music. It was exactly the same as any other fanzine experience. I wanted to write about the bands I that I liked and I wanted to write about my friends bands and so I had a fanzine. That’s basically it.

What drew you to the “print media” world? Just the love for the bands that you like?
Well, in that case yes. I was studying journalism at school because when I was younger I wanted to work in newspapers. I worked very briefly on a newspaper and during that period I decided I didn’t want to work for a newspaper anymore.

I have the impression that back in the 80s fanzines had the same value and power of other mainstream magazines, or even more.
Well… within the audience they could be pretty important. The bigger, better fanzines, like MatterTrouser PressMaximum Rock ‘n’ RollFlipsideConflictForced Exposure were, as the Internet was not really used for popular culture, one of the only places where you could read about bands that were not mainstream bands so they were very important conduit of information. Now there’s so much information available that fanzines are not really as critical, they’re now more specifically for the interest of the author.

And nowadays, have we lost our “battle”? Paper is as important as in the past?
Physical media, like newspapers, are important. In a thousand years, or five hundred years, the Internet is not going to have the same information on it that it has now and electronic media will disappear, will not exist. Broadcast media, like television and radio, will have disappeared. Having something written down on a piece of paper that can be looked at in a hundred years is really important. From the historical standpoint that’s all there is, everything else is just a ghost, you know? So I think that writing things down on printed form is really really important. I don’t think it’s the sort of thing that will make the difference for the average person but, from my perspective, for the same reason I appreciated journalism 20/30 years ago, I think it’s important to write things down now.

Let’s talk about Shellac. The first track on Action Park (1994) is MY BLACK ASS and the last one in Excellent Italian Greyhound (2007) in SPOKE… did you feel a change during the years, musically speaking, or not?
Over time there are little details of the way we play music we wanna focus on or we have kind of long conversation in the band, different topics of conversation come up and go away, come up and go away… so over time things change but, I think, basically we’re the same band.

I’m asking this because often bands claim that evolving is necessary… but I can’t help thinking of Ramones that basically had been playing the same song for 30 years, but always with the same energy and power…
The Ramones is a very specific example because, for the first 5 years or so, they were fantastic and after that, you could tell that it was just a job. It was an obligation, they weren’t passionate about what they were doing, but the first five years of the Ramones, they played the same song every day for five years and they were always amazing. I have no complaint with someone who has defined his universe and said “I’m gonna live in this universe”. Some of my favorite artists are like that. There’s a painter, named Mark Rothko, who basically only painted areas of solid color. That was his all subject matter. But I can look at every painting that he did for hours. There is something I appreciate about someone saying “I have a set of ideas and I’m gonna commit to that set of ideas, and I’m gonna explore inside this set of ideas”. I think that allows for a thorough and complete expression within this area. If you’re constantly moving from thing to thing nothing ever becomes developed in a serious way. Everything is always superficial.

Is there an album or a band of those you worked with as recording engineer that you can’t listen to or stand now? Both musically and personally…
Yeah yeah. Quit a few… I make records every day, in a year I might make 50 or a hundred records, so I don’t necessarily have a very close recollection of every record I work on this year, next year if I hear one of these records from last year I will hear it almost like a new person. So the records that say with me are not necessarily the records that I liked from the beginning of the process but records I rediscovered a few years later. And there are a lot of those.

I ask you that because a friend of mine, who also is a recording engineer, claims that he never listen to the recordings when the job is done but does so only after months or years… Do you have any superstitious routines like that?
No no no. I don’t have any superstitions or any regular pattern. That’s the way it usually works: normally I work for a record continuously for a couple of days or a week or two weeks and then the record disappears and goes into the manufacturing cycle and it doesn’t come out for another year.

As to recordings, how do you deal with this activity? I mean, do you have any methods you don’t want to abandon in order to have a good result?
I have committed to analog recording, for the same reason I think printed journalism is important. Analog recording creates a master tape that will survive a long period of time. So the bands that I’m recording have the opportunity to find an audience, even if it’s not today, even if it’s in 50 years, because their recording will physically survive. I think that’s an important part of my job. Many of of the bands that I record are not going to be famous in their lifetime. Most of them are going to have a small audience right now, some of them may, overtime, develop a bigger audience or may develop critical importance or something. So I think it’s very important for their recordings to survive. So the first principle of recording is that you don’t want to erase it. If you record something you don’t erase it immediately. An extension of that is that you don’t want to put it in a medium that will automatically erase itself. Computer recordings will disappear because the computer world changes, the computer industry changes, the software changes and eventually a digital recording will become unplayable. Then the music is lost forever. A professional responsibility of mine is to make sure that that does not happen.


Do you believe that in the present day still exist anything of really alternative, punk rock and pure?

Of course! We just saw tonight Bellini play their show and I think Bellini are a perfect example of a punk rock band. They’re friends, first, and they play music, second. Because they’re friends first the music they play is beautiful. That’s exactly why I was in a band when I was a teenager: I got together with my friends and we were excited about music so we played music. The style of music that’s called punk really doesn’t mean anything to me, but the attitude of punk from the beginning, those attitudes, those ideas, still resonate with me.

Could have internet be DIY, in your opinion? You know, I think that Myspace could have been the start of a sort of musical liberation…
Yeah, I agree! The thing that’s great about the current situation is: every band, by default, has access to whole world. The whole world can hear to your band from the first moment that you put it on Youtube or whatever. So, that’s really good. What is bad about it is that institutions, like record labels and record stores and recording studios and radio stations, are becoming less important. So, from a cultural standpoint, music is now being devalued and is becoming taken less seriously by the greater culture. I think it’s inevitable but I also think that it’s ok. Now it’s a great time to be in a band, because you can do anything yourself, you can do anything you want by yourself.

Have you ever thought that a band can call you only to draw advantage of your name and tell to the friends: “Hey, my album was recorded by Steve Albini!”
Yes and no. I don’t think bands think this way at all but I think that people that are not in bands, like managers, record label people, journalists, promoters and things like this they can think this way. If you’re in a band you want your record to sound as good as possible so you wanna work with someone that’s quality. I don’t think a band thinks of publicity very much.

How do you decide to work or not with a band who calls you?
If they call me, I say yes. That’s it. I’m not very selective.

What do you like of being a musician and what do you like of being a recording engineer?
Obviously being a musician is more creative, like you can express yourself. It’s a creative impulse that every human being have. So being a musician is more expressive and more creative.
Being a recording engineer I feel like I’m providing a service for other people. I feel like I am being useful to other people and when I’m working on a record and somebody else does something that is very satisfying for them, they create something that they like, I get to enjoy their satisfaction. They’re satisfied and happy and I feel like I participated in that. This is kind of a overstatement but it’s like watching children open their Christmas presents. You can’t fail to be happy in a situation like that. It’s really exciting.

There’s a total meeting of mind between you (Steve) and Bob (Weston). Do you ever happen to have “fights”? I mean both in Shellac and at Electrical Audio…
We disagree about things but it’s never a fight. The disagreement is always because each of us has a real rational position. It’s not an emotional, like crazy, situation or somebody is on drugs, or somebody had a fight with his girlfriend so is angry to the world. That sort of things doesn’t happen.

So is there an irrational part?
There is an emotional part but we take each other seriously. If Bob says something I don’t dismiss it and think an argument against it. I listen to it and try to understand it.

What kind of relationship have you got with Todd and Bob, that you keep on playing together after all these years?
There are a lot of reasons but one of the most important ones is that the band is not an occupation for us so we don’t have any responsibility to the band. We do the band purely as a labour of love, purely as a passionate hobby. So for us the band is something that we get to do and it’s very exciting and very satisfying. If we had to do it every day, if I had to be in Shellac everyday and go on tour for nine months a year I’m absolutely sure I would hate it because it’s impossible to be in that kind of obligation without resenting, without having a resentment.

Are you rehearsing new songs for a new album?
We’ve recorded five new songs but we don’t have enough for an album. I don’t know what is going to happen with the five we’ve recorded.

Is there a song people identify you with?
Not one particular song, no. No, people always ask for all kind of different stuff.

Do you believe that a band has obligations towards their fans?
No more than obligation towards the rest of humanity. I think people should be decent to each other, respectful and friendly and that includes the audience. If we’re playing a show we prefer to play in a comfortable pace. We prefer to play a show where everybody can come, where the tickets are not too expensive, where the audience is treated nicely by the people at the venue. All of those normal human things, but musical responsibility no.

People often pictured you as an honest provoker… what do you think about it? Are your provocations still needed in your opinion?
The concept of provocation implies that I think about what someone else’s reaction will be and I want to create that reaction, okay? I basically never think about somebody else’s reaction. I’m gonna say what I’m gonna say and then whatever somebody’s reaction is that’s not my business. that’s his business. I don’t care about it.

Do you believe that it will come a day in which you will stop playing and recording and you will start something else?
I probably won’t start anything else. If I stop I’m stopping everything. If I stop I’m just gonna sit on a chair by the fire, pet my cat and hang out with my wife. I’m not doing anything. If I stop making music I’m just going to stop.

Don’t you have a secret wish?
Sure, but they’re just fantasies. I would love to open a restaurant some day. A very nice simple restaurant, four tables… that would be great.

An Italian restaurant?
Maybe. But there’s no way it can happen. I would like a house on the hill with a nice garden and a fireplace. But that’s probably not going to happen, I don’t worry about it.

How is the musical scene in the USA? Is there turmoil anywhere like in the 80s or is everything infertile?
Well, because the Internet has made record labels less significant then also local music scenes have become less significant and there is less local flavor to music. Music tends to be more cross cultural now but there are still lots of bands. Every Christmas another kid gets a guitar and starts a band.

Can you name a band that you recently liked?
Yes, there’s a band from New York called The Grandfather, I did a record with them and I thought they sounded really cool… kind of a prog-rock but very simple, very nice.
There are a lot of bands. I just recorded a band from England called Let’s Wrestle. They’re kind of humorous band but very good natured, very funny.

Back in 1994 you stated to an Italian magazine: “next revolution will be of an aesthetic nature, not political nor social. People will grow tired of listening to the same things, of poorer and poorer quality. And that will send blast waves in all the industry”.
Then you added: “Pearl Jam and Smashing Pumpkins are bands that are doomed. Their music have no future, no matter how many million dollars the record companies are willing to spend in order to promote them”.

I don’t remember that, at all.

I’m asking you another prophecy for the musical world, as in 1994 you were right… what is it going to happen?
I can’t really make any prediction right now. For a long time the music industry was basically the record industry, manufacturing and selling records. That’s over. Cds are not gonna sell. There will be a few boutique-labels selling vinyl records to people like me, people who wanna listen to a hi-fi experience of music, but I think the physical sales of records is gonna be a very small part of the music business and the music business is going to be more and more about touring, live shows and direct relationship between a band and it’s audience through web site and some other thing.