Suburra – Non può piovere per sempre o forse si?

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Piove. Piove costantemente su Roma. Siamo a novembre 2011, a sette giorni dall’apocalissa, ma cos’è questa apocalisse? Nella notte del 4 novembre un onorevole (Pierfrancesco Favino) si trova in mezzo a un evento più grande di lui, che scatenerà una serie di conseguenze che coinvolgeranno tutto il mondo oscuro e marcio della capitale italiana.

Un film solido, registicamente straordinario, con una colonna sonora meravigliosa

Questo è solo un accenno della trama del nuovo film di Stefano Sollima, “Suburra”, un manifesto di come si possa anche in Italia fare un film di genere, che nel nostro paese è veramente una rarità. Sfruttando la finzione, Sollima e gli sceneggiatori creano uno spaccato fortemente realistico e attuale di ciò che è diventata Roma, tanto che alcuni personaggi potrebbero essere tranquillamente collegati a controparti reali.
Un racconto crudo, senza speranza, che lascia spesso senza parole. Anche lo spettatore, esattamente come Roma è sommersa dall’acqua – e non solo -, viene inghiottito dalla forza e dalla potenza di personaggi che non lasciano trasparire quasi mai un minimo di umanità: il Samurai (un fantastico Claudio Amendola) e il numero 8 (Alessandro Borghi) due lati della stessa medaglia (la mafia romana), Sebastiano (Elio Germano) con la sua lenta e inesorabile trasformazione, e le donne.

Le ultime donne del cinema di Sollima (includo anche Gomorra – La Serie) non lasciano indifferenti e si elevano in un genere che spesso le mette da parte. In particolare Greta Scarano (la fidanzata tossica di numero 8) è straordinariamente messa in scena. Prima abbiamo un personaggio che assiste, è spesso alla finestra, osserva il mondo esterno, il locale in cui vive, non sembra mai entrare nella realtà, fino all’episodio del supermercato. Lì, Viola, cambia ed entra nel mondo di numero 8, finendo per esserne completamente divorata, divenendo un grandissimo personaggio.

Un film solido, registicamente straordinario, con una colonna sonora meravigliosa, che pecca solo nella mancanza di un vero e proprio colpo di scena, ma probabilmente è questa l’idea che avevano in mente i suoi autori. Che sorpresa può esserci in un mondo così cupo, un mondo senza polizia (non compare mai, se non per fornire indicazioni stradali) e controllo, in un Paese che, forse, non merita neanche più la speranza, se non quello di essere sommerso da questa pioggia infinita?

Matteo Palmieri