Suburra – Stagione 2

Ci voleva la mano di Netflix per creare una linea editoriale forte e credibile nel nostro Paese medioevale. Dopo il buon successo del film “Suburra” di Stefano Sollima (primo film italiano interamente prodotto da Netflix), il colosso dello streaming ha iniziato ad investire sul brand per produrre una serie tv prequel, ambientata dal 2008 al 2010, esattamente fino all’anno prima rispetto agli eventi raccontati nel film.

Dopo la buona prima serie, dopo qualche mese ritroviamo i nostri protagonisti in mezzo ad intrighi che coinvolgono la Chiesa, la Politica e la Mafia. La costruzione su questi 3 poli e sui 3 ragazzi protagonisti, Lele, Spadino e Aureliano, costruiscono un intreccio a volte un po’ troppo intricato, ma che comunque riesce a scorrere molto piacevolmente nell’arco degli 8 episodi (molto interessante l’idea di tagliare 2 puntate per cercare di ottenere un ritmo più serrato).

A differenza di Gomorra, ancora una volta, Suburra costruisce un impianto narrativo che non si focalizza solo sulle dinamiche tra criminali, ma vuole ampliare il discorso inglobando anche la componente delle alte sfere, sia quella ecclesiastica che politica, rielaborando in finzione parte delle vicende legate a Mafia Capitale.

I ragazzi che avevamo lasciato nella prima serie sono cambiati e sono stati sicuramente segnati dagli accadimenti precedenti, in particolare Aureliano. Il percorso verso la trasformazione in Numero 8 (il personaggio del film) è in atto ed è chiaro come sia lui il perno attorno a cui ruota tutta la serie. A lui sono affidati i momenti più intensi, in particolare le dinamiche tra lui e la sorella e quelle con Spadino costituiscono il meglio che questa serie offre.

Una serie che quindi diventa molto meno “personale”…

Una serie che quindi diventa molto meno “personale” e molto più costruita sui complotti e le strategie, ma che proprio nelle sue dinamiche umane si dimostra sempre più potente ed efficace, con momenti di grandissimo cinema. Nasce spontanea e spasmodica l’attesa per la terza serie, che necessiterà inevitabilmente di una sceneggiatura forte e credibile, visto tutto quello che ancora deve accadere in vista degli eventi del film. Quello che è sicuro è che in Italia abbiamo un disperato bisogno di progetti del genere e di produzioni così coraggiose in un’ottica commerciale e di grande pubblico.

Matteo Palmieri