Subway Therapy, la vita in un Post-it

di Sabrina Ramacci 

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Da qualche mese Matthew “Levee” Chavez ha intrapreso un progetto che si compone di più elementi: una performance artistica, un’analisi antropologica e una terapia psicologica collettiva, ma soprattutto la Subway Therapy è un modo per incontrarsi, scrivere le proprie emozioni e lasciare che gli altri le leggano. Levee, il nickname di Matthew Shavez, in inglese significa argine e in questo caso è chiaramente simbolico. Lui non è un terapista, di alcun tipo, quindi non è tenuto a mantenere segrete le conversazioni, non può dare consigli professionali ma può ascoltare e se gli viene chiesto può dare consigli in base alla sua esperienza personale.

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C’è un luogo, la metropolitana di NY, un oggetto, i Post-it, c’è soprattutto la voglia di comunicare con l’altro, di condividere stati d’animo. Questo rito collettivo non può non evocare uno dei più noti testi dell’antropologo francese Marc Augé che nel 1992 con “Un etnologo nel metrò” applicò la sua ricerca sul campo a uno dei luoghi simbolo dell’era moderna. Quelle che scorrono all’interno delle gallerie che conducono ai treni sono storie individuali e collettive, vite che sembrano una sola, si sfiorano, si sovrappongono ma spesso si ignorano a causa della consuetudine del gesto in sé: muoversi da un capo all’altro della città, spesso velocemente e assorti nei propri pensieri, senza accorgersi dell’altro.

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Matthew Chavez ha deciso di modificare questa routine e dal giugno di quest’anno, con cadenza periodica, si ferma con il suo tavolino e un paio di sedie in una qualche stazione della metro newyorkese. Con un cartello incuriosisce i passanti, anche i più distratti, c’è scritto Subway Therapy e poco altro, lui invita al dialogo e offre Post-it e penne e invita tutti a condividere le proprie emozioni sul muro, in questo modo si attua l’altra parte del suo progetto ovvero la Self Expression.

Si tratta di canalizzare l’energia, di contenere quella di troppo, per indirizzarla in qualcosa che possa aiutare a stare meglio, ad ampliare la propria vista sul mondo.

Che sia un pensiero o un disegno poco importa, l’importante è poi condividerlo sul muro e dare così ad altre persone una nuova opportunità di riflessione. Scrivere, condividere e visualizzare su un semplice Post-it ciò che si prova può essere molto terapeutico, per sé e per gli altri.

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Il principio e – al tempo stesso – l’obiettivo del progetto sono semplici: le persone che vi partecipano tendono a rallentare i propri ritmi, a lasciare andare lo stress, a sorridere o persino a ridere fragorosamente, soprattutto riescono a indirizzare l’emotività che si accumula nell’intimo verso una manifestazione positiva, più lieve e serena, insomma in qualcosa di buono. E se qualcuno ha voglia di farsi due chiacchiere, di porsi delle domande da condividere, di cercare una qualche risposta, Matthew è disponibile a conversare. Alcune frasi di queste chiacchierate, ma soprattutto le foto dei Post-it si possono recuperare sul sito del progetto. Per anni ha immaginato di attuare questa sua idea, alla fine, ha ben pensato di farlo, di mettere da parte le perplessità e le insicurezze e di agire, di parlare con degli sconosciuti, di invitarli a scrivere e condividere i loro pensieri. Un’altra ragione che lo ha portato a intraprendere il progetto è stata una riflessione mai banale: cosa fanno le persone quando stanno male? Spesso si confidano con familiari e amici, talvolta con il proprio terapista, ma chi non ha nessuno o non si può permettere l’accesso alla terapia cosa fa? Quella di Matthew non vuole essere una soluzione ma un contributo, un modo per riconoscere l’altro e imparare ad ascoltarsi. E il risultato sembra dargli credito, molte persone infatti gli hanno confessato di sentirsi meglio dopo aver vissuto questa esperienza, poiché non prevista e spontanea, nata in un momento casuale della giornata, sotto le gallerie della metropolitana, in spazi che si colorano con i Post-it lasciati sul muro, per condividere, per incitarsi a non mollare e a guardare se stessi e gli altri con maggiore empatia.

Se passate a NY non dimenticate di consultare il sito del progetto, al link Office Hours troverete i prossimi appuntamenti di Matthew, rigorosamente presso una fermata della subway di Manhattan.

@Courtesy Photo. SubwayTherapy. 

 

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Paper Archive è una rubrica periodica in cui la passione per la scrittura, quella calda con carta e penna, ha la meglio sul freddo premere i tasti di una tastiera. Si scriverà di parole ritrovate su lettere, diari, biglietti e cartoline, tra i banchi dei mercatini dell’usato, dentro i libri, per strada o nelle soffitte. E di tutto ciò che è in qualche modo connesso con la carta e la grafia. Per approfondire potete consultare anche la pagina FB del progetto RAMI