Terra Ignota


E’ facile tenersi stretti, stretti i propri pregiudizi. Uno dei miei pregiudizi, di quelli che si possono dire a alta voce, riguarda i fantasy e tutta la relativa narrativa. Mio fratello ne ha una nutrita collezione che mi guardo sempre dal sfogliare, ma nemmeno per sbaglio. Perché ammettiamolo: la via più breve per fare i forbiti è essere spocchiosi. E’ divertente, impegna poco ed è più facile che leggere tutto l’Ulisse. E’ un male virale e conquista in fretta.

Temo che come me ce ne siano tanti, spocchiosi che credono di poter detenere la verità in tasca riguardo LA letteratura, destinati a scambiare per formiche tutto ciò che si agita sotto la torre d’avorio da cui giudicano il mondo.
Poi però ti salta fuori uno come Vanni Santoni che ti pubblica un libro come Terra Ignota e non gliela vuoi dare una lettura? E certo, gliela dai, e poi niente, niente ti ritrovi tirato dentro, a questo libro che racconta la vita di Alis.
L’ultimo romanzo dello scrittore toscano, classe 1978, è infatti il primo episodio di una saga fantasy e si discosta molto dalle sue passate pubblicazioni.
La storia di Alis, ragazzina cresciuta nel remoto villaggio montano su di un isola. Lei e il suo amico Breu progettano di lasciare la terra natia per arruolarsi con i soldati imperiali; e vivere così magnifiche avventure, partecipare a battaglie, duelli e vedere il mondo. Ma scopriranno con sorpresa quanto le loro opinioni, sul mondo e le persone che lo compongono siano parziali e ristrette. Perché saranno proprio i soldati imperiali, giunti sull’isola, a uccidere tutti gli abitanti del villaggio, mettendolo a ferro e fuoco. E a questo punto rimarrà in Alis solo più il desiderio di vendetta, in un mondo selvaggio del quale non sa assolutamente nulla.
E non lo leggi perché di colpo ti piacciano maghi col cappello a punta (eccoli qua i pregiudizi che saltano fuori), no; io l’ho letto con gusto perché è pieno di ritmo e non ha mai tempi morti. Ciò che discosta questo romanzo dalla narrativa di genere è che Santoni non ti mette effetti speciali sotto gli occhi per i gusto di stupirti. Pur lasciando largo spazio a magia e elementi fantastici, la storia è trascinata da un ritmo indovinato e puro.
C’è pure un linguaggio ricco e consapevole, e delle citazioni. Perché questo libro nasce dalla volontà di bucare proprio quella membrana che sembra avvolgere, almeno in Italia, la letteratura in “generi”.
Primo di una saga composta da tre libri, Terra Ignota è la testimonianza di un autore dalla bibliografia sempre più complessa, che nel appena terminato 2013 sembra non essere stato fermo un minuto.

Gregorio Enrico