The Martian

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Dopo che George Miller ha portato a scuola i vari Michael Bay e Joss Whedon nel genere film d’azione, ecco arrivare un altro grandissimo 70enne che insegna a Christopher Nolan e compagnia come realizzare pellicole fantascientifiche: Ridley Scott. Il padre di Alien e Blade Runner (e di Prometheus, anche se ammetto di essere uno dei pochi ad adorarlo) ci porta non solo su Marte con il suo “The Martian”, ma a lezione di cinema.

“The Martian” è una storia di speranza, già dal suo avvio, a partire dalle prime note della colonna sonora e dalle prime inquadrature panoramiche mozzafiato del Pianeta Rosso (invito a guardare gli inizi dei film sopracitati per osservare come nell’arco di quasi quarant’anni questo regista abbia stabilito degli standard visivi incredibili).

L’uomo della speranza è Mark Watney (Matt Damon), abbandonato su Marte dal suo equipaggio in seguito a una tempesta da cui sembrava essere stato ucciso. Egli dovrà tirare fuori tutte le sue competenze e conoscenze per riuscire a sopravvivere in un mondo senza vita, da solo e con il costante pericolo di morte dietro l’angolo.

La grande forza di “The Martian” sta nella sua positività, nel suo essere vivo e non freddo (Nolan prendere appunti), nel sentire comune che infonde non solo nei suoi protagonisti, ma anche (e soprattutto) nel pubblico in sala. Tutti in silenzio e in tensione, quasi a voler aiutare Mark a tornare e a storcere il naso di fronte alle opposizione di Ted (Jeff Daniels), capo della NASA. Il sentimento di appartenenza e di unione del genere umano sono forti, tutto il mondo aiuta e aspetta lui, Mark.

Già, Mark. Matt Damon è straordinario ed è difficile quasi dirlo perché non sono un suo grandissimo fan. Il suo personaggio non è assolutamente stereotipato, non troppo drammatico ma nemmeno troppo ironico, non puoi non essere dalla sua parte.

Dove invece il film un po’ zoppica; è nei personaggi che ruotano intorno all’equipaggio, tutti molto stereotipati: il capo cattivo che deve stare attento ai costi, gli idealisti che sono sempre dalla parte dei buoni. Su questo si può anche passare sopra, imperdonabile è un twist narrativo del film che viene quasi esplicitamente annunciato: imbarazzante (se paragonato al resto).

Per chiudere con questo fantastico film vorrei citare una scena, che solo un maestro come Scott può girare. Mark, prima della conclusione, si guarda allo specchio, tutto deperito, emaciato e barbuto. A quel punto, quasi a voler riacquistare la sua umanità, lui che per più di un anno era stato “marziano”, si rade la barba, come a voler sottolineare ancor di più la sua voglia di vita vera. Grande, grandissimo cinema. Grazie Ridley.

Matteo Palmieri