The Pussywarmers and ReKA



THE PUSSYWARMERS AND RéKA. “I SAW THEM LEAVING”
(Wild Honey record)

La stanza è invasa da una luce accecante che rende la carta da parati ancora più scolorita del solito. Il sole bianco fa nuotare i pulviscoli di polvere nell’aria come se non trovassero una superficie su cui posarsi. La scatola da scarpe si trova sotto un mucchio di vecchie coperte ruvide e aprirla mi causa sempre strani tremori.
“Cara Maria,
quando torno ti sposo. In Tunisia non c’è molto da mangiare e questo mi fa sentire di più la mancanza dei pranzi sull’aia dove il brodo era grasso, il pane caldo e il vino che bevi ti fa sorridere come quando penso a te”.

Dentro c’è ancora la foto di nonno durante la seconda guerra mondiale, abbracciato a un signore inglese anche se in bianco e nero le divise sembrano tutte uguali.
Lettere tornate al mittente. Foto sbagliate, bruciate nei bordi come se le persone non riuscissero a girare il volto contro il sole e così i corpi appaiono scuri sulla sabbia del deserto.
Nonno mi racconta che quando sono arrivati gli americani lui era in ospedale con l’acqua nei polmoni ma se tenevi la finestra aperta sentivi in strada una musica nuova che non aveva mai provato a ballare. Anche se non capiva le parole sentiva che molto lontano da qua c’era un paese diverso ma probabilmente popolato da gente che provava le stesse emozioni. Così sognava di ballare con Maria per poi sposarla nella chiesa del paese.
“we move so close to the beat of heart i wanna know. We dance so slow to the beat of the drum i wanna go..”
Nonna non si chiama Maria forse per questo litiga ancora con lui nonostante sia passato mezzo secolo.
So che ogni tanto sogna la banda del paese che fa ballare le coppie sui prati e Gino che suona la tromba ha di nuovo bevuto troppo e i suoi assoli diventano frenetici mentre la gran cassa cerca di rimanere nei tempi giusti per fare girare la testa alle ragazze.
I Pussywarmers vengono fuori dal piatto che gira, camminano in fila, ognuno con i loro strumenti. Sfilano in strada mentre vengono aperte le finestre e le donne salutano aspettando che i fidanzati tornino a casa per sposarle. Indossano camicie pulite, hanno lucidato le scarpe e danzano nell’aria come pulviscoli di polvere.
A nonno piacciono i Pussywarmers gli ricordano gli americani che lo hanno liberato dalla prigionia e quando lui andava a casa dello zio Sincero a suonare la fisarmonica. Io gli spiego che sono Svizzeri e che non hanno una fisarmonica ma che Réika porta i capelli neri, lunghi come quando le donne che dopo la guerra hanno incominciato a tenerli sciolti .La musica è fatta per evocare ricordi, sapori, e far battere i cuori malinconici ancora non del tutto rotti.

E bisogna ascoltare chi ancora riesce a farlo e i Pussywarmers ci riescono molto bene.
Hanno preso una scatola di vecchi suoni rendendoli attuali riuscendo a creare l’atmosfera onirica di cui tutti abbiamo bisogno per evadere dal cemento e da una musica “moderna” che non sempre mi rappresenta. Io e nonno abbiamo ballato abbracciati per tutta la durata di “i saw them leaving” e ogni volta che li ascolto mi emoziono ancora come se qualcuno mi fosse venuto a liberare da una dittatura opprimente. Colonna sonora adatta per matrimoni, funerali, balli sui prati, foto sbagliate e balli di amori incondizionati.

Miss Cassady