The Vaselines, nuova vita dopo gli anni ottanta
Quando mi fanno entrare, lo Spazio211 di Torino è deserto. Tanto deserto che ho il divanetto fronte palco tutto per me. Da qui scatto alcune foto di ciò che mi circonda: le casse (con il suono della batteria che rimbomba), il bar (anche qui, non c’è anima viva), le pareti rosa shocking. Mi accorgo subito quando è giunto il momento di smettere la mia attività di fotografa, perché non appena un anonimo furgone blu scuro parcheggia di fronte all’entrata, tutte le persone che non ho visto prima arrivano in massa, mentre io continuo a starmene tranquilla e felice sul mio divano (che è pure comodo).
Pochissimi di coloro che entrano nel locale parlano in italiano, tutti salutano e tutti salutano anche a me, che rispondo timidamente e, sentendoli commentare quanto sia stato lungo il viaggio, mi predispongo a una lunga attesa. Invece, nonostante la stanchezza, dopo pochissimi minuti vengono a prendermi per l’intervista, e a farlo non sono addetti stampa e assistenti, ma i gentilissimi Eugene Kelly e Frances McKee, che mi conducono nel backstage (per i curiosi: una piccola stanza piena di cose e poster).
Una volta seduta sul divano, questa volta quello del backstage appunto (e comodo anche questo, devo dire!), Eugene si accomoda alla mia sinistra e Frances alla mia destra. Sono pronta a partire con le domande.
Intervista di Irene Gasparello
Prima di tutto, proviamo a comparare quello che avete fatto e quello che state facendo ora. Come vivete il vostro ritorno sulle scene?
Eugene: Siamo tornati ormai da due anni. Siamo impegnati, spesso in tour.
Qual è il vostro migliore ricordo degli anni ’80, e quale quello degli anni ’90?
Frances: Non abbiamo buoni ricordi degli anni ’80.
Eugene: Ricordo che eravamo giovani. Stavamo imparando a suonare e a scrivere, stavamo crescendo. Nient’altro?
Beh, forse gli anni ’90 sono andati meglio…
Frances: Ad essere onesti è difficile ricordare qualcosa di specifico.
Eugene: Comunque, negli anni ’80 tutto sembrava nuovo ed eccitante.
Recentemente ho parlato con Dee Dee e so che il nome della sua band, Dum Dum Girls, deriva da una vostra canzone. Prima di lei avete ispirato Kurt Cobain. Come ci si sente ad essere da ispirazione per le nuove generazioni? Sembra essere una grande responsabilità…
Frances: Non penso sia una responsabilità, siamo tutti influenzati gli uni dagli altri. Mi piacciono molti aspetti delle Dum Dum Girls, e non è mai un copiare: ciascuno di noi segna sulla lavagna le cose che più ama degli altri e le reinventa, le fa proprie. Questo fa sì che le persone possano sempre dare vita a della musica che sia unica.
Tu, Eugene, sei d’accordo?
Eugene: E’ difficile dire se abbiamo ispirato qualcuno. Quello che dici è molto gentile, ma è davvero dura pensare di aver ispirato qualcun altro.
E chi o cosa ha ispirato voi agli inizi della vostra carriera?
Eugene: Un sacco di musica, ad esempio quella degli anni ’60. Il garage rock, il punk rock, le band americane, le band di Glasgow, The Jesus and Mary Chain.
Frances: Penso che ci abbiano ispirati anche gruppi come i The Seeds.
Eugene: Gli anni ’60 sono stati più grandi degli anni ’80.
Ora state suonando con i The Belle & Sebastian, che sono scozzesi come voi. Le vostre origini scozzesi vi hanno influenzati, e in che in modo?
Frances: Sì, in particolare Glasgow ha un sound unico. Ci sono un sacco di band a Glasgow, tutte diverse le une dalle altre, ma con qualcosa che le accomuna.
Eugene: E’ vero, a Glasgow si fa una musica unica.
Frances: In particolare l’area della working class, nella sua unicità ha in qualche modo influenzato il nostro progetto.
I Nirvana hanno reinterpretato molte delle vostre canzoni, e voi recentemente avete lavorato su una cover di Lithium. Pensate che lo scambio di vedute tra le varie band sia importante?
Eugene: Certo, l’importante è dare sempre una propria voce alle cose.
Certo, non è mai copiare, è sempre un prendere l’ispirazione
Frances: Esatto, proprio così.
Che rapporto avete con i nuovi media? Dobbiamo ammettere che per i giovani musicisti oggi è molto più semplice entrare in contatto con le persone, farsi conoscere…
Frances: Sì, è molto diverso da quando abbiamo cominciato noi. Ma non so se sia più facile, forse è più difficile perché le band sono di più, la musica è di più.
Eugene: Ciascuno nella propria stanza può essere un musicista, certo una volta era molto più difficile distribuire il proprio materiale, farsi conoscere, e mancava un feedback.
Frances: Ma le persone oggi si stancano molto più facilmente. Si chiedono “What’s next?”. Chi sarà il prossimo?
Eugene: Sì, e questo turn over è molto veloce.
Già, tutto cambia molto in fretta.
Eugene: Esatto, bastano pochi mesi e c’è già qualcosa di nuovo.
Vi piace esibirvi durante i festival o preferite suonare nei piccoli club?
Eugene: Ci piacciono entrambi.
Frances: Nei club la comunicazione con il pubblico è più diretta
Eugene: Sì, suonare nei festival è divertente ma entrare in contatto con il pubblico è più difficile. Non siamo una rockband da stadio.
Ci sono delle band con cui vi piacerebbe collaborare?
Frances: Beh molte delle band con cui abbiamo suonato durante i festival sono interessanti.
Ultima domanda, cosa vi aspettate dal 2012, vi concentrerete di più sui concerti o penserete a un nuovo album?
Frances: Non penso che sia una buona idea produrre un disco dopo l’altro.
Sì, forse prima è meglio raccogliere un po’ di idee in giro.
Frances: Esattamente. Ad esempio il pubblico che abbiamo avuto l’altra sera è stato fantastico, è un’ispirazione. Significa che alla gente piace ciò che fai.
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