The Wolf of Wall Street



Jordan Belfort (Leonardo Di Caprio) è uno dei più spregiudicati, brillanti e spietati broker di Wall Street. Famoso per aver vissuto una vita dissoluta e senza scrupoli, vedrà il proprio impero finanziario sgretolarsi quando tutti i suoi affari al di là della legalità attireranno l’attenzione e le ire dell’FBI.
La pellicola di Martin Scorsese, tratta dall’autobiografia di Belfort, sfrutta l’enorme presenza scenica di Di Caprio per guidarci attraverso l’ascesa, l’affermazione e il declino di un uomo in piena balìa dei propri vizi. Vizi che sono l’argomento principale della storia, una vera ossessione per Jordan: droga, alcool, donne, ma soprattutto i soldi.


Soldi che sono la chiave di tutto, non sono mai abbastanza, e nonostante l’enorme ricchezza accumulata, portano Belfort e la sua avidità a distruggere tutto quello che ha creato: non solo la sua azienda, ma i suoi amici, la moglie e i figli…
Scorsese incanta ancora una volta con la sua splendida regia, anche se risulta prolisso, soprattutto nelle scene che ci raccontano i festini di Belfort e del suo entourage: sesso, droga, ancora sesso, in un enorme metafora dell’eccesso e della trasgressione.
Anche il cast è azzeccatissimo, attori e attrici con esperienze minori alle spalle che fanno da contorno a lui, la star, un Leonardo Di Caprio che infine, dopo tante performance straordinarie, va al di là di quello che un attore può creare quando impersona un personaggio: sì perché Di Caprio qui smette di recitare per ESSERE Jordan Belfort, lo guardi e tutto quello che riesci a pensare è che lui deve essere così, non una sbavatura, non uno sguardo che tradisca la finzione. Una parte che grida in faccia all’Academy “where’s my Award?”

Luca Zanni