The Zero Theorem

Terry Gilliam. Un nome ed un cognome di culto per molti appassionati di cinema. Unico membro americano dei Monty Python, quel gruppo di comici che dal 1969 al 1983 ha impresso un segno indelebile nella storia del cinema, in particolare nel 1983 con il vincitore del Festival del Cinema di Cannes “Monty Python’s The Meaning of Life”. Gilliam, però, non si è mai fermato, e dopo il rivedibile “Parnassus”, ritorna al cinema con “The Zero Theorem”, uscito negli Stati Uniti nel 2013, arrivato nel nostro Paese solo adesso.

Ambientato in un futuro distopico, il film ci racconta la storia di Qohen Leth (Christoph Waltz), un hacker dell’azienda Mancom, l’ente che “controlla” tutto il mondo. Imprigionato nella sua esistenza monotona e nella sua abitazione/chiesa sconsacrata, egli ottiene dalla Direzione della sua azienda di poter lavorare a casa per risolvere un problema considerato impossibile: dimostrare il cosiddetto “Zero Theorem”. Ma cosa sarà? Cambierà davvero la vita di Qohen?

Gilliam attraverso la fantascienza più intelligente ci parla del nostro mondo, non tanto di quello futuro, per intavolare una riflessione sul significato dell’esistenza, attraverso una serie di immagini e metafore molto interessanti, anche se qualcuna sa di già visto. L’ispirazione a 1984 di George Orwell è abbastanza visibile, anche se il tema del controllo è veicolato più attraverso le immagini che attraverso spiegazioni (tipo voci fuori campo, che personalmente non sopporto).

Un esempio dell’intelligenza con cui è costruito questo tema è osservabile nella scena del party a casa del capo di Qohen, in cui i partecipanti non ci dicono o si lamentano di non poter fumare, ma mimano continuamente il gesto del fumare una sigaretta: queste sono le sottigliezze da grande regista.

Gilliam attraverso la fantascienza più intelligente ci parla del nostro mondo…

Non è tutto oro quello che luccica, anzi, diciamo che visivamente di oro che luccica (da un punto di vista tecnico) non c’è tantissimo. Si vede immediatamente che la genesi di questo film è stata un po’ martoriata e che Gilliam ha dovuto realizzare tutto con un budget molto limitato. Le scenografie dei sogni/visioni di Qohen francamente sono da B-movie e in un film di fantascienza di questo genere è un difetto non da poco.

Fantastico è, invece, Christoph Waltz. Dopo le recenti apparizioni non proprio da applausi, è bello rivedere il tono drammatico ed ispirato di questo grandissimo attore, che spero sia in grado di tornare ai suoi fasti, senza bisogno di essere scritturato nuovamente da Tarantino (colui che lo ha reso grande). Sottolineo il cammeo di un attore molto famoso che è francamente stupefacente (e mi costa dirlo data la mia scarsa ammirazione per suddetto artista).

“The Zero Theorem” è esempio di fantascienza intelligente, un film arguto che non riesce però ad uscire dai suoi limiti oggettivi: un budget troppo risicato, momenti di eccessiva complessità e un finale veramente di difficile lettura.

Matteo Palmieri