Tra punk e film_ Intervista a James Merendino

James Merendino Cannes2015

Quest’anno a Cannes abbiamo intercettato il regista James Merendino, meritevole di aver girato nel 1998 SLC PUNK, una storia ambientata a Salt Lake City negli anni ottanta in cui i due personaggi, Stevo ed Heroin Bob, gli unici punk della città, si vedono costretti a convivere con la società e i redneck che non capiscono la loro diversità come d’altronde loro stessi.

James Merendino come leggerete, non è di molte parole, ma ne abbiamo approfittato per sapere qualcosa di più su Punk’s Dead, il suo nuovo film, che non vuole essere affatto un sequel di SLC Punk come ci sottolinea in più riprese.

 

Testo e intervista di Enrico Rossi

Sono trascorsi diciassette anni da SLC punk e in questo tempo il tuo film è diventato un’icona cult, come mai secondo te?

Sono felicissimo che il film abbia ancor di più oggi che un tempo acquisito questa nomea di cult movie.

Cos’hai fatto in questi anni?

Ho girato diversi film indipendenti, ho scritto alcune sceneggiature e mi sono trasferito in Argentina dove ho realizzato un film. Poi sono rimasto fermo per tre anni per “ripulire” il mio cervello e le mie idee. Prima di questo, giravo un film ogni anno, fin da quando avevo ventun’anni.

Perché fare un sequel ora? Hanno sempre una vita dura e una pioggia di critiche i sequel…

Non è un sequel. E’ come un’antologia o uno spin off. Non ho profanato il “cult”  a cui sono affezionati i fan. Non c’è Stevo ad esempio. L’obiettivo del film è in quei personaggi che erano per così dire “secondari” in SLC e proiettarli in una nuova generazione. E’ un film molto diverso. Non ho rimaneggiato nulla che c’era in SLC Punk.

Cosa dobbiamo aspettarci da Punk’s Dead? 

Mi aspetto che il pubblico si diverta e si immedesimi con la storia.

Punksdead

Ti senti ancora un punk o è finita appunto questa “faccenda” dell’essere contro il sistema con l’età come per certi versi finì per Stevo in SLC punk?

Mi sento sempre fuori contesto e un passo indietro al mondo. Questi film erano fatti per descrivere i disadattati, non i punk. Il punk è deprimente.

Facciamo un passo indietro: com’era nato il film SLC Punk? Intendo dire: quando e come e perché l’hai scritto e quali furono le difficoltà nel realizzarlo e nello scriverlo. Chi eri allora per voler girare un film del genere nello Utah?

Sono cresciuto nello Utah. Volevo raccontare una storia sulle difficoltà di essere un emarginato. Ed essere punk a Salt Lake City era proprio perfetto.

Ti sentivi più come Heroin Bob o Stevo alla ricerca di una sua verità personale al di fuori di un certo sistema predefinito?

Mi sento più vicino al personaggio di Ross, il figlio di Bob. E’ un romantico anacronistico, proprio come me.

Poster Punksdead

In punk’s dead non c’è Matthew Lillard che impersonava Stevo, come mai?

La storia di Stevo era finita. Capisce chi era e lascia Salt Lake City. E poi se avessi rimaneggiato questa storia la gente si sarebbe di certo arrabbiata.

In quanto tempo l’hai girato? Cosa puoi dirci del cast?

Ci sono voluti due anni e due settimane di riprese. Gran parte del cast era quello di SLC punk e i giovani nuovi personaggi li ho trovati con l’aiuto del mio direttore casting. Erano tutti contenti ed eccitati per questo lavoro, soprattutto Ben Schnetzer (Pride, Book Theif), Hannah Marks (The Runaways) MGK a Rap guy.

Aneddoti durante le riprese?

Durante la scena del concerto in cui c’erano duemila persone ed era un vero concerto, una donna si è rotta una gamba ed è stata così inserita nel film quella scena. E’ anche tornata poco dopo per continuare le riprese.

Per concludere ironicamente alla Stevo: il punk poi l’hanno inventato i Ramones o i Sex Pistols l’hai mai capito? E comunque sia, “siamo tutti impostori del cazzo figli di papà”?

Non lo so proprio. Sono un poser. E il punk l’ha creato Mozart.

Enrico Rossi