Enrico Molteni_Tre Allegri Ragazzi Morti

Emolt

Confessioni di un Musicista è la rubrica settimanale in cui i musicisti si raccontano attraverso la musica che li ha cambiati e toccati profondamente. Partendo da una canzone a loro scelta, senza nessun limite di forma, ci sveleranno storie personali e aneddoti.

Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi
 

Enrico Molteni è il bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Gestisce dal 2000 l’etichetta discografica indipendente La Tempesta con sede a Pordenone meritevole di aver dato alle stampe tra gli altri i dischi di: Maria Antonietta, Aucan, Il Teatro Degli Orrori, Zen Circus, Le Luci della Centrale Elettrica.

 



Full Moon and Empty Arms

Guido spesso di notte, ascolto la radio ad alto volume. Di notte si è soli. Una voce che mi tiene compagnia ad un certo punto presenta e lancia una nuova incisione di Bob Dylan. Si tratta della sua versione di Full Moon and Empty Arms, una canzone popolare scritta nel 1945 da Buddy Kaye e Ted Mossman. Melodia ed armonia poggiano su di un concerto di Sergei Rachmaninoff. Mi inabisso nelle tenebre a tutto gas. Ho bevuto e fumato hashish perché mi piace. La canzone è stata resa celebre da Frank Sinatra ma l’hanno interpretata in tanti, anche Mina. Alzo il volume e accelero. Non ci sono corni, archi o pianoforti. Sento solo due chitarre, un basso e semplici percussioni, oltre ad una pedal steel da capogiro. Non rallento mentre attraverso i centri abitati. La voce di Dylan è un cartoccio unto. Ti prende per i capelli e ti porta dentro la canzone, sei tu il protagonista. Alzo il volume.

Full moon and empty arms
The moon is there for us to share
But where are you?

Esplodo in lacrime e poi, tutt’a un tratto, le pietre miliari sul ciglio stradale sfrecciano ad una rapidità forsennata, luccicanti come pietre preziose. Penso a come Dylan a settant’anni suonati sia riuscito a colpirmi ancora, forte, al centro del petto. Ci si abbandona alle fantasticherie. Guido e c’è la luna piena che illumina tutto, i campi, le montagne con le loro cime imbiancate che sembrano essere d’argento. Gli alberi proiettano lunghe ombre che si agitano in silenzio. Il mondo sembra addormentato ma brilla. Si dominano le forme. La voce di Dylan mi commuove di nuovo e ricomincio a piangere. È carta vetrata, è miliardi di chilometri, è diverse epoche, è amore ed odio per la vita. La saggezza di un vecchio nella testa di un bambino. Per un attimo vedo Dylan che mangia Sinatra. Alzo ancora il volume. È incredibile quanto Dylan sembri qui vicino a me, è come se fosse seduto nel posto del passeggero. Vorrei abbracciarlo, forse vorrei essere abbracciato. Tiro giù due dita di finestrino per fumare e il sibilo si mescola al volume avvolgente di questa magia sonora.

And next full moon
If my one wish comes true
My empty arms will be filled with you

La canzone svanisce in un lieto fine fatto della stessa materia dei sogni. Deglutisco e sbatto gli occhi. La luna mi guarda. Spengo la radio e rallento. La strada è deserta.


 

ENRICO MOLTENI – PLAYLIST “Like Dylan in The Covers”