Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Uno dei messaggi veicolati, in maniera anche poco “nascosta”, dal film “The Square” era la necessità, tipica borghese, di far parlare di sè, di un argomento, di un fatto per renderlo rilevante: l’importante è che se ne parli, il come è secondario. Questa idea di Ruben Östlund è, curiosamente, quella che percorre la mente di Mildred Hayes (Frances McDormand), una madre divorziata che non si rassegna alla mancata cattura di colui che ha violentato e ucciso sua figlia, e che decide di “utilizzare” 3 manifesti all’entrata della sua cittadina per non far dimenticare questo vuoto di giustizia.

Tre Manifesti e Ebbing, Missouri” è un’opera intelligente, spietata e cruda sull’America di oggi. Attraverso lo stratagemma del “finto paese”, che quindi potrebbe essere qualsiasi posto degli Stati Uniti d’America, Martin McDonagh riporta le contraddizioni, la disperazione e la desolazione in cui il “paese” e il “cittadino” americano sentono in questo preciso momento storico.

Il motore geniale del film è quello di mettere in scena tutto ciò non attraverso una critica intellettualoide e fatta di immagini (come nello stile di “The Square”), ma mediante la parola. Penso ci siano pochi dubbi sul fatto che questo sia uno dei migliori film degli ultimi anni a livello di sceneggiatura, di tarantiniana memoria, e per chi (come me) è fan del regista di Pulp Fiction diventa un appuntamento assolutamente imperdibile.

Quando ci si trova di fronte ad opere del genere è chiaro che la sua riuscita dipende fortemente dalla recitazione. Come dimostra il premio ricevuto dal sindacato degli attori come miglior cast, il lavoro di McDonagh è stato supportato da prove attoriali di caratura elevatissima, prima fra tutti l’incredibile Frances McDormand, in odore di secondo Oscar dopo quello ottenuto per “Fargo“.

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Che personaggio complesso e interessante quello di Mildred. Non la solita donna che si piange addosso e che fa piangere il pubblico, ma una personalità estremamente forte e senza scrupoli, determinata ad ogni costo a raggiungere i suoi scopi. Per non parlare della fragilità di Sam Rockell (anche lui in odore di Oscar) e la varietà di emozioni e pensieri che suscita l’immenso Woody Harrelson, ormai uno dei migliori attori per carisma in tutto il panorama hollywoodiano.

“Tre Manifesti a Ebbing, Missouri” è quindi un grandissimo film, uno dei migliori di quest’ultimo anno, che parte decisamente tra i favoriti per la corsa all’Oscar. Proseguendo il momento dei grandi personaggi femminili al cinema, McDonagh ha realizzato un film dalla grande intelligenza e forza, che però non perde la capacità di incuriosire e intrattenere lo spettatore, non risultando mai pesante e catturando sempre la nostra attenzione.

Matteo Palmieri