Tutti i colori di Deserto Rosso

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Esistono film che usano il cromatismo fin dal titolo. Quei film cioè in cui l’elemento del colore diventa parte stesso della storia fino a coinvolgere i destini dei protagonisti. Pensiamo a Lanterne Rosse di Zhang Yimou e alla poesia delle tonalità che circondano la vicenda. Pensiamo alla trilogia di Krzysztof Kieślowski, Tre Colori (Film Blu, Rosso, Bianco) e al significato intrinseco che questi tre colori hanno dato all’anima dei personaggi.

Deserto Rosso di Michelangelo Antonioni, Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1964, non è di meno.

La storia che Antonioni ci racconta ha nella protagonista Giuliana tutto il fascino misterioso di Monica Vitti e una serie di quesiti che ci vengono posti durante tutto il film. Ma facciamo un passo indietro.

Siamo in un Italia post boom economico, dove le fabbriche hanno generato scontenti e contraddizioni tra le classi sociali. Monica Vitti, straordinaria attrice italiana di una bellezza disarmante e sensuale, è Giuliana, vittima lei stessa della nascente classe medio-borghese che l’economia industriale ha creato. Indecisa, incapace di far valere la sua individualità di donna e madre e molto probabilmente con troppo tempo per pensare, ha il famoso “male di vivere” della classe borghese.

Eppure in questo sub-strato di silenzi, inquinamento e incomunicabilità tra l’uomo e la donna, Antonioni dipinge una tela con un’infinità di texture. Come primo tentativo del regista di girare un film a colori senza ombra di dubbio è riuscito nell’intento. Se l’atmosfera che si crea tra le fabbriche e i grigi camini è di un’insopportabile triste e sconsolato paesaggio urbano, la palette colori delle inquadrature ha il pregio di accostare tonalità pastello a tetri grigi, gialli ocra con verdi salvia, rosa cipria a violenti arancioni.

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se l’atmosfera che si crea tra le fabbriche è di un insopportabile paesaggio urbano, la palette colori delle inquadrature ha il pregio di accostare tonalità vivaci e potenti

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La costumista del film Gitt Magrin, che avrebbe realizzato nel 1972 gli abiti per Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, concepisce la personalità ansiosa e distratta di Giuliana anche attraverso un guardaroba deciso abiti dai colori decisi come se questo potesse esserle d’aiuto per ritrovarsi. Il solo suono che si sente in una scena dove il grigio e la nebbia avvolge tutto è il rumore dei tacchi di Giuliana. Tutto ciò che per lei è impossibile da comunicare viene manifestato attraverso la sua immagine, i suoi cappotti sgargianti, gli accostamenti stilistici, il suo sguardo così glamour.

Il vestito quindi, da oggetto estetico diventa, attraverso la sua sperimentazione cromaticaun elemento simbolico.

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Il direttore della fotografia di Deserto Rosso Carlo Di Palma premiato con il Nastro d’Argento nel 1965, ha lasciato una grande lezione agli addetti ai lavori d’oggi perché le contaminazioni tra cinema e moda sono sempre state tante. Molti film hanno ispirato i creativi per dar luce a servizi fotografici degni di nota. Ad esempio l’impatto cromatico così violento e nello stesso modo così equilibrato di Deserto Rosso ha ispirato la campagna pubblicitaria per la collezione 2013 primavera/estate di Miu Miu. Accostando frame del film e foto della campagna è incredibile notare un effetto pressoché uguale, benché con finalità diverse. L’atmosfera rarefatta di Antonioni è stata rivisitata dai fotografi Inez van Lamsweerde e Vinoodh Matadin con un risultato eccezionale. La tonalità del rosso, gli spazi angusti e i corpi distesi fanno da cornice e si mescolano con le vere immagini del lungometraggio fino a confondersi.

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Le protagoniste sono alcune tra le top più belle al mondo come Doutzen Kroes e Adriana Lima ma in questo contesto sembrano essere donne senza tempo. Una sensazione di calore domestico contrastato da pannelli di legno sbiaditi ci fanno ricordare il senso di inadeguatezza che Monica Vitti emanava in Deserto Rosso, la sua infinita malinconia e ricerca affannosa di se stessa, in parte forse, ritrovata grazie ai colori sgargianti dei suoi abiti.

Dopotutto quando il mondo è grigio è solo una scusa in più per avere accessori da abbinarci.

Francesca Mazzucato

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nella campagna di Miu Miu la tonalità del rosso, gli spazi angusti e i corpi distesi si mescolano con le vere immagini del lungometraggio fino a confondersi.

Schermata 2016-11-02 alle 22.30.39

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