Un posto sicuro

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Un film di “respiri”, che arriva spesso a toglierti il fiato, fin dalla prima, drammatica e struggente scena. “Un posto sicuro”, il nuovo lavoro di Francesco Ghiaccio (che è anche cosceneggiatore insieme a Marco D’Amore) porta sul grande schermo il dramma di Casale Monferrato per le vicende connesse allo scandalo (perché solo così può chiamarsi) Eternit.

Ottimo esempio di “cinema civile”, questo film ci racconta la storia di un padre e un figlio praticamente estranei che si trovano a vivere insieme la malattia del padre, un tumore natogli a conseguenza di anni di lavoro presso la fabbrica dell’Eternit. Questo materiale che sembrava essere “miracoloso” per tutte le cose che con esso si potevano realizzare, ma che invece si è scoperto essere portatore di morte, ancora oggi, per molti che gli sono venuti a contatto.

La forza, il dramma e l’intensità che questo film trasmette sono eccezionali, e, soprattutto, mai banali e perfettamente centrate con il tema. La sua caratterizzazione quasi teatrale (non solo per la rappresentazione che il figlio vuole realizzare sul tema Eternit) contribuisce a veicolare queste sensazioni e diventa il mezzo per esaltare le grandissime doti degli attori.
Senza dimenticare il grande Giorgio Colangeli (il padre), l’assoluto protagonista è Marco D’Amore, l’”Immortale” di “Gomorra”, che abbandona le vesti del criminale per mettere a nudo molto di se stesso e della sua sensibilità. Egli stesso ha infatti dichiarato che si è ispirato molto alla sua infanzia e al rapporto con suo padre per scrivere il suo personaggio.

Insomma un film forte, estremamente comunicativo anche dal punto di vista simbolico, che, se vogliamo, si trova meno a suo agio quando prova ad essere più “cinematografico” che reale, ma una di quelle opere che dovrebbero esser fatte vedere a scuola. Per non dimenticare.

Matteo Palmieri