Valerio Millefoglie, il lottatore mascherato
Valerio Millefoglie e dai mille volti, o almeno tanti quanto gli amici immaginari che sono il concept del suo primo disco, “I miei migliori amici immaginari”. Quasi interamente suonato da Massimo Martellotta dei Calibro 35 e uscito per un’etichetta, Quiet Please, distribuita dalla EMI. Scrittore, ma anche cabarettista sui generis, dj a parole, copywriter e ora animale da palcoscenico.
Intervista di Boss Hog
Ciao Valerio. Quanto é vera la storia dell’ex-rapper. Sei un reduce della breve esplosione del rap italiano negli anni 90?
Sì, ho scoperto i Public Enemy andando in skate. Allora ho lasciato lo skate e ho iniziato a rappare. C’è anche un disco, per fortuna introvabile, a nome D’oppio Gioco, “Mai accettare caramelle dagli sconosciuti”, su ogni copia avevo attaccato una caramella. Il pezzo, “Ex Rapper”, prende spunto da questo mio passato per elencare tutte le altre cose che sono stato e che probabilmente non sarò più. Quando sei una cosa, e ci sei totalmente dentro, pensi lo sarai per sempre.
Quale esigenza ti spinge a usare tutti questi media per esprimerti?
In effetti nessuna. Forse l’esigenza del divertirmi, dell’intrattenermi e dello scoprire.
Quando hai iniziato a scrivere?
Ho cominciato con il rap perché mi dava modo di scrivere su una base anche testi molto lunghi, poi a venti anni ho tolto la base e ho cominciato a scrivere racconti e tentativi di romanzi.
E’ questo il ruolo in cui ti identifichi di più, quello dello scrittore?
Potrebbe essere. Ogni cosa che faccio, anche nel cabaret, ha spunti narrativi. Anche se a casa ho tutto collegato, computer a campionatore e tastiere, quindi spesso lavoro contemporaneamente passando da un ruolo all’altro. L’unica differenza è che scrivo da seduto e poi mi alzo per suonare.
Pensando al brano “L’uomo Pan di Stelle” e alcuni campioni che a volte usi di cartoni giapponesi e quant’altro: che rapporto hai con i tuoi ricordi d’infanzia e la nostalgia del passato e cosa possiamo imparare da quell’età?
L’infanzia è una grande biblioteca da cui attingere. Non hai ancora i problemi pratici dell’essere adulto e per la prima volta scopri la vita. Uso quei campioni perché mi emozionano, ma non c’è in me nostalgia o voglia di tornare indietro. A volte provo invece nostalgia per cose che non ho vissuto, ho scoperto che questa cosa si chiama “ostalgie”, io ho l’ostalgie per il periodo della DDR, mi commuovo guardando su youtube le parate della Germania dell’Est. Nello specifico i campioni di musiche giapponesi che utilizzo sono di Shunsuke Kikuchi, un compositore che ha curato tutta la colonna sonora de L’Uomo Tigre, non solo la sigla ma anche tutti gli altri temi, alcuni sono molto belli, pieni di chitarre western, rullanti e trombe malinconiche da fine match. In rete si trovano facilmente e dal vivo creano un’atmosfera straniante perché li faccio partire dopo pezzi che non c’entrano assolutamente nulla. Al pubblico vien la faccia da luna park, è spiazzato e sorride anche se il tema musicale è struggente.
Quanto talento c’é nella creatività e quanto bisogna coltivarla?
Ho comprato un’imitazione del Monopoli e nella confezione ho trovato delle figurine con sopra scritto “Ordine. Decisione”. Me le sono attaccate vicino alla scrivania. Questo perché io naturalmente non ho né l’ordine né la decisione, devo forzarmi perché sono necessarie per sviluppare talento e creatività.
Ci stai prendendo gusto a salire sul palco con una band a roccheggiare o preferisci stare in casa sul pc a scrivere?
Ho sempre fatto entrambe le cose. Le trovo complementari. Un giorno per strada ho visto un ragazzino con un fazzoletto impregnato di sangue nel naso, camminava tranquillo, gli ho chiesto se andava tutto bene, mi ha risposto sì sì e ha tirato dritto. Allora mi è venuto in mente di salire sul palco anch’io con un fazzoletto nel naso e, dopo un minuto di silenzio, indicare uno del pubblico e dire “È stato lui”. Queste cose se stai in casa puoi scriverle, immaginarle, ma farle accadere sul palco è più bello.
Infine, dimmi cosa stai preparando per i prossimi mesi…
A fine gennaio presento il disco a Roma alla libreria AltroQuando con il più grande performer morente, Antonio Rezza. A febbraio giriamo il nuovo video, Il Lottatore Mascherato con gli Occhiali. Mentre A marzo uscirà il mio nuovo libro e suonerò a New York alla Society of Illustrators. L’illustrazione della canzone Torsolo di Mela di Emiliano Ponzi, contenuta nel disco, ha vinto la Medaglia d’oro e farò una performance nella serata della premiazione. Nel mezzo, come dici tu, spero di “roccheggiare” con la band.
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