Veloce come il Vento

Dopo “Suburra” e “Lo Chiamavano Jeeg Robot” ecco un altro trionfo (anche se di minor qualità rispetto ai due citati) del cinema di genere italiano, che torna sulla cresta dell’onda tra questo 2016 e il 2015 appena trascorso. “Veloce come il Vento” è il terzo film del regista Matteo Rovere, che si cimenta con un genere che in Italia non vediamo da tantissimi anni (rarissimo anche in Europa): un film di corse, di macchine, alla “Rush” per intenderci.

Protagonista della storia è Giulia De Martino, giovane pilota che deve conquistare il campionato italiano GT per salvare la casa in cui vivono lei, suo fratello più piccolo e il padre. In apertura, però, il padre viene a mancare per un malore, lasciando Giulia sola. A quel punto, però, dal passato ritorna Loris, il fratello più grande, ex pilota ora tossicodipendente, che proverà ad aiutare Giulia, non senza sconbussolare la sua vita.

Inizialmente ero un po’ diffidente nei confronti di quest’opera, ma devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso da un film registicamente molto solido, con ottime interpretazioni e con una sceneggiatura più che sufficiente per il genere.

…questo è un film molto onesto e sui suoi limiti costruisce una grande credibilità…

La scelta geniale e audace di Rovere è stata quella di girare scene reali di corsa, con macchine e piloti veri, nessun uso di CGI. Così le auto di “Veloce come il Vento” corrono, e pure tanto, esattamente come il film, che ha un incedere quasi perfetto, scandito da una colonna sonora “hollywoodiana”, il giusto tocco in una produzione di questo genere.

E’ veramente piacevole vedere giovani registi italiani che studiano e prendono spunto dai film di genere, aggiungendo quel tocco di grande umanità e drammaticità che ci contraddistingue di molto dai colleghi americani. Pur giocando su emozioni facili e senza dirci nulla di veramente nuovo rispetto ai suoi predecessori, questo è un film molto onesto e sui suoi limiti costruisce una grande credibilità.

Matilda de Angelis è bravissima nel suo primo grande ruolo in un lungometraggio e Accorsi…è Accorsi, probabilmente il più grande divo del cinema italiano e attore molto controverso. Personalmente non sono un suo grandissimo ammiratore, ma in questa sua interpretazione rispolvera il suo talento (anche comico) ed è un piacere rivederlo così (dopo l’orrenda serie “1992” poi). Ecco, forse il suo personaggio non è proprio all’altezza: nella prima metà del film l’ho trovato troppo eccessivo, ma il percorso personale che compie nella seconda parte è la chiave del successo dell’opera.

“Veloce come il Vento” è una sorpresa piacevolissima, un ulteriore segnale di un cinema italiano che si sta muovendo con più personalità, senza avere paura di affrontare quei generi che con troppo snobbismo sono sempre stati definiti commerciali. Complimenti davvero a Matteo Rovere.

Matteo Palmieri