Verdena intervista



Quasi vent’anni spesi a “fare musica” in un paese che si divide tra reality show di dubbio gusto, pronti a invocare la prossima star canora che salverà l’italiano medio da una lenta decomposizione, e una politica che affoga, invece, nelle sue stesse battaglie o scandali o presunti tali.
Incuranti di questo, i Verdena continuano a scrivere, registrare e definire disco dopo disco il proprio tragitto musicale; un percorso che ha cambiato più volte direzione, senza smarrirsi mai.
Consapevolmente sperduti nella loro sala prove/studio di registrazione nelle valli bergamasche, tra interminabili jam session e successivi taglia e cuci per definire un suono coerente, hanno dato alla luce dopo quattro anni di gestazione i brani di questo Endkadenz Vol 1.

Abbiamo scambiato qualche domanda con Alberto (Ferrari, cantante e chitarrista e non solo all’interno della formazione, ndr) su quest’ultimo doppio lavoro, stavolta scisso in due parti, in attesa di vederli dal vivo per la data zero al Velvet di Rimini. (QUI le date aggiornate del tour)

Testo e intervista di Enrico Rossi

Sono trascorsi quattro anni da Wow, sentivate in qualche modo l’ansia di creare un “degno” seguito a un album che ha riscosso così successo?
No, abbiamo solo esagerato anche grazie a dei problemi tecnici.

In questi anni al di fuori del comporre musica, cos’altro avete fatto?
Io a parte suonare, incasellare, mixare, mettere pedali qua e la, sono diventato padre per la seconda volta. So che alla “Robi” (Roberta Sammarelli, la bassista, ndr) piace il cinema e Luca dipinge. Io sto con i bimbi e al massimo leggo ma di solito non mi stacco dai Verdena.

C’è qualche “metro di misura” che usate per giudicare il vostro lavoro una volta ultimato?
No, io ad esempio non riesco a giudicarli fino a che non finisce la tournèe. Forse anche parecchio tempo oltre.

E di conseguenza, il successo o meno quando pubblicate un disco, come lo vivete? E’ una questione di vendite di dischi? Affluenza ai concerti? Qualcos’ altro?
Ci fa piacere che la gente compri il nostro disco e pure che ci sia gente ad ascoltarci, ma è una cosa che viviamo tranquillamente.

Da poche settimane si è concluso il Festival di Sanremo, molti gruppi della scena italiana come Marlene Kuntz, Afterhours, Marta sui Tubi, Moltheni hanno fatto questo passo in passato… arriverà anche il vostro momento secondo voi?
Ce l’hanno già chiesto di partecipare, ma eravamo molto concentrati sul disco e ci sembrava che se avessimo accettato la proposta, avremmo potuto perdere il filo del lavoro in studio. Comunque penso che non capiterà mai.

C’è un pezzo in Endkadenz Vol.1 che secondo voi sarebbe stato perfetto per la kermesse sanremese?
“Vivere di Conseguenza” per Sanremo sarebbe stata divertente.

Il fatto di registrare, mixare e masterizzare tutto il lavoro da soli, secondo la tua visione, crea pressione su quello che state facendo o in realtà vi fa sentire più liberi di gestire il lavoro come volete, senza dover rendere conto a un produttore?
Tutte e due direi: crea pressione quando c’è lentezza e indecisione. Viceversa quando c’è velocità ed entusiasmo ci sentiamo molto liberi.

Se in Wow vi siete ispirati a certe dinamiche legate ad armonie e cori in stile Beach Boys, molto sixties anche, invece in Endkadenz Vol.1 cosa vi ha spinto musicalmente?
Forse i Queen, la musica classica, Elvis.

È stato piu’ facile realizzare questo disco, anzi questo doppio disco, rispetto agli album passati o non è mai facile? Come ha iniziato a prendere forma?
Più passano gli anni e gli album, più siamo alla ricerca del dettaglio e delle sfumature. E’ sempre più difficile. Onestamente spero che quest’album sia l’ultimo composto e registrato in questo modo e che prenderemo una strada più semplice. Ma non si può mai dire.
Endkadenz ha preso forma subito dopo il tour di Wow. Prima abbiamo provato nuovi pedalini e situazioni sonore diverse, abbiamo suonato improvvisando per circa un anno. Avevamo trecento idee circa ed Endkadenz è il best of di tutte queste.

Quali dei nuovi brani vi diverte di più suonare e perché?
Per ora, durante le prove, “Puzzle”, perché è molto difficile schiacciare i pedalini della voce quando uso il sustain del piano. Mi diverte il fatto che è complicato e che devo farcela.

Avete usato qualche tecnica in fase di registrazione e mixaggio per rendere il lavoro coeso? Ho letto che avete scremato le tredici canzoni di questo Vol.1 da un totale di ben quarantacinque tracce…?
La nostra tecnica di registrazione e mixaggio non esiste. Per ogni brano la posizione dei microfoni e degli strumenti è sempre differente. Lo stesso discorso vale per i mixaggi. Sono sempre in fase di sperimentazione come “fonico”, non ho ancora una mia tecnica. Forse il mastering che questa volta è stato digitale e forse dà un po’ di coerenza al tutto.

I pezzi del Vol1. sembrano più cupi e tirati in alcuni momenti rispetto all’album precedente, un disco “costantemente in rosso” (per via dei livelli nel mixer, ndr) come lo hai definito. Volevate discostarvi dai suoni più rarefatti e “leggeri” di Wow?
Mi dispiace aver fatto quell’affermazione perché in realtà solo un canale dei ventiquattro era in rosso. Il resto è molto pulito. Il punto comunque non è come riceve un suono il preamplificatore, ma come lo si registra. I fuzz sono pedalini che producono una distorsione quadra e grassa e l’ho usata su chitarra, basso e voce. Direi che per questo motivo il disco simula il “costantemente in rosso” ma in realtà è pulito.
Comunque è un dato di fatto che per ogni disco nuovo, ci piace l’idea di discostarci dal disco precedente. Lo facciamo inconsciamente anche perché dopo 4 anni passati a scrivere e arrangiare, registrare, mixare, masterizzare e poi risuonare tutto per altrettante volte dal vivo e alle prove non ne possiamo più di certe atmosfere e ne vogliamo altre.

La seconda parte, che sarà pubblicata in estate, invece, cosa si discosta dal Volume 1 se lo fa?
Di base sono lo stesso disco, io nella mia mente non li ho divisi, anche se sono diversi, esattamente non so perchè lo siano, ma suppongo che il secondo abbia risvoto più giocoso e forse più sperimentale del primo, meno serio forse…

Ci potete svelare la tracklist dei titoli, se esiste già?
Mmm, no. :)

Si è ufficializzato anche il sodalizio con i Jennifer Gentle in fase di registrazione in studio, una band con cui avevate condiviso diversi momenti live e con cui condividerete anche il prossimo tour. In cosa Marco Fasolo è stato d’aiuto nel portare la sua esperienza a favore del progetto Verdena?
A Marco abbiamo dato i pezzi su cui non avevamo le idee chiare ma che credevamo avessero comunque buone qualità melodiche. Il grosso del lavoro lo ha fatto sul brano che sarà sul secondo volume di Endkadenz… Nel Volume 1 abbiamo lavorato su ‘Nevischio‘ che è rimasta come l’avevamo partorita noi. In questo pezzo potete sentire più che altro il suo suono, ho spiato molto il suo lavoro e ho cambiato alcuni dei miei assetti soliti nei quali credevo.

La grafica della copertina cosa rappresenta?
Rappresenta il ritmo e, sul retro, c’è il colpo finale. L’Endkadenz.

Ricordo che per Wow c’erano state molte varianti prima della scelta definitiva della cover, è stato così anche a questo giro? Quali avete scartato se lo avete fatto?
In questo caso abbiamo lavorato con il nostro grafico ad una decina di prove che poi sono quasi tutte finite nel booklet e sul retro del disco. Quella che ha vinto ha passato il test su tutte e 26 le canzoni, nel senso che è l’unica a dare ad ogni brano quel senso di movimento che volevamo.

E’ già pronta anche quella per il secondo volume?
Sarà simile ma virata in blu.

Il video di “Un Po’ Esageri” è stato girato da Alex Infascelli, già al lavoro con voi in Phantastica, cosa vi ha convinto che fosse la giusta idea per lanciare il primo singolo?
Avevamo bisogno di lui, della sua follia, del suo tocco e anche del suo entusiasmo. E’ l’unico in Italia che si avvicina al nostro immaginario.

Poco prima della pubblicazione di Wow avevate rischiato di perdere tutto il lavoro registrato per via di un hard disk rotto, ci sono stati problemi di questo tipo anche per Endkadenz Vol.1? Come sarà l’assetto live?
Nessun problema di questo tipo con gli Endkadenz, tutto backuppato stavolta.
Il live vedrà il supporto di un quarto elemento grazie al quale riusciremo a rendere l’Endkadenz in modo piuttosto fedele. Non mancheremo di suonare i vecchi dischi e per le prime date, durante l’esibizione, proietteremo delle immagini girate da Luca e montate da un esterno con la nostra supervisione.

Immagino che sarà un bel problema scegliere una scaletta per i concerti che soddisfi tutti a meno che non suoniate quattro ore di fila… Suonerete anche brani del volume 2?
Il Vol.2 per ora non è contemplato. Abbiamo provato il Vol.1 e che ovviamente suoneremo e, proprio in questi giorni, stiamo provando pezzi dei vecchi dischi.

Enrico Rossi