Warpaint | Quando l’amore è da morire |



Warpaint (Rough Trade, 2014)

«In questo momento, le ragazze fanno cose più interessanti dei ragazzi. Punto», aveva dichiarato qualche anno fa Paul Beahan, titolare dell’etichetta Manimal Vinyl che ha prodotto numerosi gruppi femminili (nel solco delle Sister Crayon o di Juliette Commagere). Ed è proprio così. Lo confermano Haim, Best Coast, Zola Jesus, Dum Dum Girls (di cui tra l’altro sta per uscire sempre per la Sub Pop Too True, qui potete ascoltare il primo singolo QUI) Savages, Bat For Lashes, St. Vincent e perdonatemi se mi fermo qui. Potranno deludervi (come è accaduto a me per il frivolissimo pop delle simpaticissime Haim) o potranno farvi compagnia nelle ore migliori. È questo il caso del secondo album omonimo delle Warpaint.

Premesso che sono molto scettica sulle parole (neo?) femminismo, west punk girl e Riot Grrrl (le trovo forse un po’ anacronistiche, non me ne vogliate), eppure mi infondono molta fiducia ed entusiasmo quando vengono associate a questi gruppi. Sarà che ci siamo rivestiti un po’ tutti di un’appiccicosa patina di nostagia (previo utilizzo di suppellettili vintage), ma se ne sente parlare sempre più spesso.
Dall’uscita dell’Ep Exquisite Corpse (mixato da John Frusciante) e di The Fool (straordinario), le Warpaint hanno levigato il loro sound on the road prima di rifugiarsi per registrare nel parco di Joshua Tree. Dopo due anni e mezzo di tour hanno finalmente potuto lavorare al loro materiale: ne è nato, quindi, un album co- prodotto dalla band e da Flood, ovvero Mark Ellis (PJ Harvey, New Order, Nick Cave & The Bad Seeds), mentre due canzoni sono state mixate da Nigel Godrich, Atoms For Peace (Love Is To Die e Feeling Allright).
Le quattro adorabili ragazze di LA, Theresa Wayman, Emily Kokal, Jenny Lee Lindberg (suo marito Chris Cunningham ci regalerà forse un documentario su di loro) e Stella Mozgawa, se la cavano benissimo con un’elettronica (Intro, Aphex Twin sembra essere tra le loro principali influenze, accanto ai noti prediletti) densa di sintetizzatori e cori psichedelici. Emily Kokal aveva già osservato che l’ R’n’B e la musica rap è stata un’influenza importante per Warpaint. L’utilizzo di drum machine e keyboard ha poi contribuito al suono generale, decisamente diverso dal precedente lavoro e dal rock più standard.
Estatico lo definirei, oscuro e sensuale. Love is to die è stato il primo singolo estratto e ha da subito creato grandi attese (per un po’ ci siamo sentiti canticchiare love is to die, love is not die, love is to dance). Ben più consapevoli del loro sound, le Warpaint elaborano dodici tracce che prediligono tematiche passionali su sonorità shoegaze (se volete ambient e minimal) intrecciate a melodie spettrali (Go in), trip-hop (Hi) e dream, modulate sulle bellissime atmosfere intime e sperimentali del primo album The Fool. Album, tuttavia, per ora rimasto insuperato.

Silvana Farina