Weekend

Quanto è bello il cinema che insegue una storia? Che spettacolo sono i film che non hanno bisogno del tecnicismo, ma che semplicemente seguono il susseguirsi di grandi momenti e grandi parole? Beh, “Weekend”, il film del 2011 di Andrew Haigh è l’esempio perfetto di questo tipo di cinema che adoro, e non ho alcun tipo di scrupolo a definirlo una delle pellicole più belle che ho visto negli ultimi anni.

Haigh segue con la sua camera mobile, ma mai fastidiosa, la nascita dell’amore di due ragazzi conosciutisi in un locale gay durante un week end. Vedremo i dubbi, ascolteremo le parole che ogni coppia vive all’inizio di un’avventura, con l’elemento in più dell’amore omosessuale, trattato con una potenza che non ho mai visto in una pellicola cinematografica.

Il primo confronto che mi è venuto alla mente è stato quello con “La Vita di Adele”, film che ho sempre ritenuto molto sopravvalutato e per certi versi molto più canonico di quel che sembra. Invece, “Weekend” è una ventata di novità, una fantastica storia d’amore con protagonisti per cui non proviamo mai compassione o pena perchè gay (vero Ozpetek?), ma che ci emozionano e ci fanno veramente toccare con mano un sentimento genuino e potentissimo.

Come già visto in “45 anni”, Haigh ci riporta nel luogo più intimo di una casa per parlare d’amore: la camera da letto. Proprio come Geoff raccontava a Kate del suo amore passato, anche Glen e Russell si raccontano e ci raccontano il loro sentimento tra le coperte e, con grande sensibilità e intelligenza, Haigh ce li inquadra sempre insieme durante questi dialoghi (non usa mai il campo-contro campo).

E’ una delle pellicole più belle che ho visto negli ultimi anni.

Due scene e scelte registiche che mi fanno pensare che siamo di fronte a un potenziale nuovo grandissimo regista. La prima è un momento di pentimento condito da un bacio davanti ad un finestra, un amore che sembra chiuso tra le quattro mura di quell’appartamento, ma in realtà la finestra che noi vediamo è aperta, perchè quell’amore non va in realtà nascosto. In secondo luogo solo un grandissimo può inquadrarci due uomini sdraiati su un letto, innamorati, che toccano temi delicatissimi e in tutto questo uno dei due toglie un sopracciglio (o altro, non si capisce) dalla fronte dell’altro: questo è grandissimo cinema.

Insomma, il mio invito è quello di correre nelle poche sale che proiettano questo CAPOLAVORO, con il piccolo sacrificio (per chi non è abituato) della lingua originale e dei sottotitoli, perchè non ne è stata fatta una versione doppiata. Un film sull’amore, sui problemi quotidiani che possono avere due ragazzi omosessuali, una pellicola che dovrebbe essere fatta vedere a scuola, peccato che per noi italiani sia un po’ “scabrosa”. Forse dovremmo pensare che è scabroso fermare l’arte, perchè “Weekend” è Arte con la A maiuscola.

Matteo Palmieri