Wonder Woman

Un dio che si stupisce e si emoziona nell’assaggiare un gelato. Penso che questa sia una delle immagini più belle e significative del nuovo cinecomic targato DC: “Wonder Woman”. Dopo i non proprio esaltanti “Batman V Superman” (che a me è piaciuto e non poco) e “Suicide Squad” (uno dei film più brutti degli ultimi 10 anni), la pellicola di Patty Jenkins è un banco di prova fondamentale per la vita di questo universo già molto controverso. Sarà riuscito a “salvare” la DC dalla critica?

Se avete già letto qualcosa proveniente dall’altra parte dell’oceano avrete visto come la critica americana abbia apprezzato moltissimo la pellicola, a differenza di una critica europea decisamente più tiepida. Come spesso accade la verità sta nel mezzo ed è altrettanto importante capire dove risiedono queste differenze, ma questo meriterà un ulteriore approfondimento.

“Wonder Woman” è un film di origini, che ci racconta il percorso di crescita di Diana (Gal Gadot), figlia della regina delle Amazzoni. La sua “formazione” verrà interrotta dall’arrivo a Temiscira di un uomo, un soldato (Chris Pine) proveniente direttamente dalla Grande Guerra. Diana allora, per salvare il mondo da questo conflitto, deciderà di abbandonare la sua terra per entrare finalmente nel mondo degli uomini e sconfiggere il terribile nemico che sembra aver causato il conflitto: Ares.

A differenza della tortusità e complessità narrativa dei precedenti film DC, “Wonder Woman” fa della linearità e della semplicità la sua forza, e al tempo stesso debolezza. Non ci si deve nascondere dietro un dito: il film di Patty Jenkins è palesemente il più “Marvel” del DC Universe, pur mantenendone le distanze per certi versi.

Il mio più grande timore, condiviso anche per “Justice League”, era l’abbandono da un punto di vista editoriale del tono più maturo e cupo che aveva caratterizzato i primi film di questo universo. Fortunatamente il tono più leggero, in questo caso, è giustificato e azzeccato per l’ingenuità con cui Diana si muove nel mondo degli uomini.

coverlg_home

Da questo punto di vista sono fantastici sia Chris Pine (che bello vedere un uomo come autentica spalla di un personaggio femminile) che Gal Gadot, il motivo principale per cui questa pellicola funziona davvero. L’attrice, inizialmente criticata per il suo casting, si prende sulle spalle l’intero film è lo regge con leggerezza ed eleganza, proprio come si può osservare nella meravigliosa scena del gelato.

Altrettanto interessante è la visione snyderiana dei supereroi, presente anche in questa pellicola (Snyder è sceneggiatore). Per il regista di “300” questi personaggi straordinari sono rappresentati come divinità, la cui scelta morale influenza la loro esistenza: se per Superman e Diana è anche facile capirlo, fantastica è la rappresentazione di Batman (ricordate la scena di “Batman V Superman”, in cui il pipistrello sembra quasi un demone) e molto meno scontata.

Due sono gli elementi che mi hanno lasciato decisamente perplesso: il villain e la regia…

Due sono gli elementi che mi hanno lasciato decisamente perplesso: il villain e la regia. Bisogna essere sinceri: rendere il dio della Guerra peggio di come è stato fatto in questo film penso sia impossibile. Debole, poco carismatico e, soprattutto, praticamente inutile nelle dinamiche costruttive della sceneggiatura.

Patty Jenkins è la delusione più cocente invece. Girare un capolavoro come “Monster” non significa necessariamente essere in grado di realizzare un blockbuster ad alto budget come questo. Ci sono momenti di montaggio veramente fastidiosi e, a volte, tecnicamente sbagliati, per non parlare di un uso della CGI quasi puerile, che nel 2017 in un film da 130 milioni di dollari non si può veramente sopportare. Non si scappa: “Mad Max: Fury Road” ha imposto degli standard per i film d’azione da cui non si può più prescindere.

“Wonder Woman”, in conclusione, è il tentativo in parte riuscito della DC di provare ad assestarsi su una qualità media buona, che possa venire incontro alle esigenze del pubblico e della critica. Questo percorso editoriale temo possa diventare, però, controproducente, dal momento che sfidare i Marvel Studios nel loro campo è un’impresa pressoché impossibile. Staremo a vedere. Quello che è certo è che finalmente abbiamo un vero film su una supereroina.

Matteo Palmieri