X – Men: Apocalypse

Dopo i più proclamati “Batman V Superman” e “Civil War”, ecco arrivare l’altro colosso del mondo dei supereroi, “X – Men: Apocalypse”, nono episodio della serie che probabilmente ha lanciato definitivamente il genere dei cinecomics come fenomeno inarrestabile nel cinema contemporaneo. Dopo il tragico “X – Men: Conflitto Finale” e l’orrendo “Wolverine – Le Origini”, grazie a Matt Vaugh e, soprattutto,a Bryan Singer (il creatore del primo X- Men) con “Giorni di un Futuro Passato” la serie ha saputo riprendersi.

Eccoci così nel 2016 (1983 nel film), con una timeline ricostruita dopo il film del 2014, con gli X – Men, o quello che ci è rimasto, pronti ad affrontare il più terribile dei nemici, proveniente da un antico passato: En Sabah Nur (Oscar Isaac). Questo potentissimo mutante, che sembra essere il primo di tutti, ha bisogno di reclutare 4 fidi cavalieri per riportare nel mondo l’ordine e il suo giusto destino: essere comandato e dominato da lui.

Tutti i dubbi sono stati fugati da uno degli X-Men più riusciti…

E’ indubbio, quando ci si appresta a vedere un film le aspettative hanno un ruolo chiave. Per questo X- Men nutrivo grosse perplessità per una serie di motivi: il timore che la serie fosse arrivata a un momento di stanca, l’assenza (che si rivela essere un cameo semplicemente esaltante) di Wolverine e un villain che dal trailer sembrava essere debole. Tutti i dubbi sono stati fugati da uno degli X-Men più riusciti, a mio modo di vedere secondo solo a “X-Men 2″, uno dei capolavori assoluti del genere cinecomics.

Synger rimette in scena i temi chiave della serie: la diversità, la paura nei confronti di ciò che non si conosce e, soprattutto, i supereroi che lottano tra loro e che sono quasi una minaccia per gli umani. Quello che “Civil War” e “Batman V Superman” hanno provato a mettere in scena nei mesi scorsi è da sempre stato il materiale su cui si è costruito il mondo degli X-Men, con una resa per altro addirittura superiore.

Se a un tema così riuscito aggiungiamo (finalmente) un villian credibile e temibile (Oscar Isaac si dimostra sempre più un fenomeno in grado di passare da blockbuster e film indipendenti con una classe imbarazzante) e un cast stellare, ci vuol poco a intuire che non siamo di fronte al solito cinecomics. Ci tengo particolarmente a sottolineare il ruolo di Jennifer Lawrence, che può essere potenzialmente quello che è stato Hugh Jackman per la precedente era X-Men: un personaggio dal grandissimo carisma, ambiguo e magnificamente interpretato. Fossi nella Fox farei di tutto per tenerla a bordo del progetto.

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Per essere arrivati alla nona pellicola di una saga poteva essere un disastro. Invece, “X-Men: Apocalypse” rilancia ancora una volta il franchise, ponendo le basi per un futuro molto interessante e affermandosi come (momentaneamente) l’unico progetto cinematografico realmente credibile a fianco dei Marvel Studios. Snyder e compagnia forse dovranno iniziare a prendere qualche appunto, e sembra che qualcosa si stia già muovendo.

Matteo Palmieri