Zen Circus

“Nati Per Subire” (LA TEMPESTA, 2011)

Abbandonerò i sentimentalismi per scrivere di uno dei gruppi nostrani a mio avviso più interessanti di sempre.
Abbasserò i toni dell’elegia per celebrare il miracolo messo in atto da La Tempesta.
Mi dichiarerò semplicemente felice di non avere nulla da invidiare alle scene di altri paesi europei (o di altri luoghi italiani, perché gli Zen potrebbero venire fin sotto casa tua a suonare).

Al secondo disco completamente in italiano, “Nati Per Subire”, il trio livornese se la canta e se la suona benissimo, a cominciare da Nel Paese Che Sembra Una Scarpa, malinconica ballata folk che collega il disco a quello precedente: se prima eravamo invitati tutti ad andarcene affanculo, ora la fase dell’esuberanza sembra passata, per dar spazio ad un senso amaro di sconfitta, di accettazione dell’italica condizione di sottomissione. La tracklist continua con L’Amorale, singolo di spinta rappresentativo e schieratissimo.

Gli Zen, profeti di noialtri, senza dimenticare mai la somma autoironia, sono ad una capacità espressiva che rasenta il cantautorato con quella freschezza assoluta data dalla totale incapacità di prendersi sul serio.
Il terzo brano, Nati Per Subire, ricorda le suggestioni più inglesi della band, mentre “Atto Secondo” è il centro della poetica folk punk di un disco che appare anche suonato benissimo. Milano è eletta capitale del malessere nazionale (anche successivamente in Milanesi Al Mare) e pulpito dal quale condannare gli italiani alla condizione infernale in terra. Apotropaico.
Interessante ed esaltante il gioco sballato di personaggi/citazioni de I Qualunquisti, in un disco dove la maturità non è solo nelle liriche: meno ruvidi del solito, i suoni sono più ricercati, arrangiati con maggiore consapevolezza. E’ chiaro nella ballata successiva (con cammeo dell’eterno Mister Giorgio Canali) La Democrazia Semplicemente Non Funziona che unisce la ricercatezza di un’atmosfera acustica sacrale ad un testo di crudo verismo sempre un po’ cazzone, clima che si ripete più serioso in Il Mattino Ha L’Oro In Bocca”.
Ma non c’è da preoccuparsi, gli Zen non sono cresciuti (totalmente).

Franco tinge il disco di una sfumatura – seppur leggera – blues anche grazie alla voce di Alessandro Fiori, Milanesi Al Mare è il connubio perfetto tra Beach Boys e Ramones (e se non ci credete, comprate il disco e scorrete fino alla traccia 9, è irresistibile). Se Ragazzo Eroe farà incazzare i fan di De Andrè, si spera che faccia almeno riflettere su questo simbolico e per niente ricercato passaggio di testimone, visti i tempi che corrono.
Il desiderio melodico, spesso accantonato in favore del sacro fuoco del punk, rimane comunque la linea di fondo che collega le canzoni di Nati Per Subire.
Lo si capisce dalla chiusura, Cattivo Pagatore, che nasconde una poetica corona strumentale che si conclude con uno sparo, esecuzione figurata di ogni condanna del disco e che suona come il più malinconico dei western di Leone. Difficilmente si potrà ascoltare questo disco senza sentirsi chiamati in causa, colpiti e feriti almeno una volta. Una maturità non voluta che è però arrivata nella maniera più genuina possibile e a cui dovranno e dovremo abituarci.
Ma ben venga crescere quando lo si fa così bene. Viva gli Zen!

Sara F.