Zen Circus – Tra raudi e parole
C’è “un po’ fresco” la sera in cui incontro il Circo Zen in una delle date della prima trance del tour Nati Per Subire.
A dire il vero, non ho preparato neppure troppe domande, sia perché il tempo a nostra disposizione è poco, sia perché so che parlargli è un delirio che comincia in maniera del tutto casuale e finisce con lo scoppio di un raudo (o con una sambuca di troppo). Ecco il resoconto di una chiacchierata davvero poco formale con Appino ed Ufo .
Intervista di Sara F.
Foto di Martina Isanto
Vorrei cominciare l’intervista con una dichiarazione: ho recensito il vostro disco e credo di essere stata tra quelli che hanno giudicato il colpo finale di “Cattivo Pagatore” come l’esecuzione simbolica di una nazione di nati per subire. Poi, nelle interviste, avete rivelato che quello è semplicemente lo scoppio di un raudo e io mi sono sentita abbastanza cretina…
Ufo: No, no, per carità. E’ una chiave di lettura interessantissima: non ci abbiamo pensato quando abbiamo campionato lo scoppio, ma alla fine ci è piaciuta un sacco, come interpretazione.
Non so, mi sembrava un po’ una cosa alla Sergio Leone, un’esecuzione.
Ufo: Ecco si, un’esecuzione, bello dai, ci sta davvero tutta.
Cos’è che è cambiato dal dover andare tutti a quel paese all’ammissione d’esser Nati Per Subire?
Appino: In Andate Tutti Affanculo il dito era puntato verso gli altri, questa volta abbiamo deciso di puntarlo verso noi stessi.
Ufo: Il disco non è rinunciatario, la vera sconfitta è essere nati. Guarda da vicino aspetti più “crudi”, anche lo humour è decisamente più nero rispetto al precedente.
Nei testi ritorna spesso Milano, come pulpito da cui far partire l’invettiva che sta alla base dell’album…
Ufo: Milano è la capitale morale d’Italia (ride). E poi quando ci andiamo c’è sempre il sole!
Andrea: Milano è per me una città importante, anche per questioni familiari. Ho vissuto la città negli anni ‘80 e il legame che ne ho ricavato è contraddittorio. Dalle sue strade puoi attingere tutto il meglio e tutto il peggio. E le esperienze son soggettive. Credo d’essere l’unico degli Zen che ci andrebbe a vivere.
Avete scelto di produrvelo da solo, “Nati Per Subire”, che appare più strutturato, più “pieno” rispetto ai precedenti lavori. Un album folk punk che ha perso la struttura scarna per maturare in qualcosa di più complesso.
Andrea: E’ stato percepito come uno dei più tristi, però è decisamente uno dei più cattivi. E’ un’analisi più profonda, anche se in realtà è anche molto pop.
Ufo: Il lavoro di studio è una cosa complicata, ovviamente, col passare degli anni stiamo migliorando. Siamo in grado di capire cosa manca, dove e quando aggiungere o sottrarre. Mi piace sottolineare il fatto che non abbiamo mai litigato, per Nati Per Subire. Un disco senza compromessi.
All’orecchio pare più rifinito, effettivamente, meno azzuffato: probabilmente è il risultato dell’intesa…
Andrea: Ci hanno detto – criticandoci – che è troppo ben curato, definendolo pop in senso dispregiativo. A dire il vero, non ci abbiamo mica pensato, se ci veniva in mente qualcosa, la si provava. Quando non funzionava, si metteva via in maniera del tutto naturale, senza discussioni… Non si è discusso per la straordinaria naturalezza della situazione, non per finto buonismo.
Il disco è stato pubblicato a novembre. Malgrado sia passato davvero poco tempo, è successo di tutto, nel frattempo… Le dimissioni del Premier, ad esempio. I cinepanettoni che vanno male, Il Grande Fratello che forse chiude…
Andrea: Gli Zen che vanno in classifica… No, ma non canterei vittoria tanto presto, comunque.
Ufo: Di questo discutevamo anche noi, prima. Wow! Rinascimento! C’è però da dire che chi tirava sassi dieci anni fa è ancora in giro, magari ha fatto pure figli. Con il cambio di governo, purtroppo, queste persone non evaporano, magari fosse così.
Andrea: Anche se noi stiamo andando a gonfie vele. I ventenni, quando avevo io vent’anni, erano diversi. Ora con internet arrivare alla musica, quella buona, è più semplice, se si ha l’attitudine. Quindi è più facile “migliorarsi”, in questo senso qui. Ma l’outlet infinito non abbassa così facilmente le saracinesche.
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